Distopia e fantascienza

Distopia e fantascienza.

La fantascienza è un genere che abbraccia molti sottogeneri diversi. In generale un romanzo si può definire “fantascientifico” quando unisce elementi scientifici, tecnologici e sociali inesistenti nell’epoca in cui è stato scritto, avendo pertanto una componente fantastica.

La fantascienza distopica è un sottogenere specifico, caratterizzato da ambientazioni collocate in futuri poco desiderabili, caratterizzati da società totalitarie, violente, tecnocratiche e in generale in una connotazione negativa. È un tipo di fantascienza che si concentra sugli effetti negativi della scienza e della tecnologia nelle società del futuro.

Si pone quindi in contrapposizione a un’utopia, e viene tipicamente prefigurata come l’appartenenza ad un’ipotetica società o ad un ipotetico mondo caratterizzati da espressioni sociali o politiche opprimenti, spesso in conseguenza di condizioni ambientali o tecnologiche pericolose, che sono state portate al loro limite estremo. Il filone vede la sua genesi nei primi del ‘900, e prosegue con opere di pregio fino agli anni 70. Da lì in poi, il tema distopico è confluito in parte nella narrativa cyberpunk, per poi tornare in auge più recentemente con ambientazioni a se stanti dopo il 2000.

Possono essere individuati due principali filoni narrativi: il primo rappresenta soprattutto eventuali società future (rispetto al tempo in cui è scritto il romanzo) in cui il potere dell’autorità (politica, religiosa, tecnologica, ecc.) pretende di controllare ogni aspetto della vita umana; il secondo rappresenta o la distruzione della società civile dovuta a catastrofi globali, per lo più causate dall’uomo. Un terzo filone, che in un certo senso si pone a metà tra i primi due, predilige la rappresentazione di determinate società umane sull’orlo del disastro: in questo caso la fine della civiltà, che nella narrazione esiste ancora, viene avvertita come imminente.

Opere distopiche nella storia della narrativa.

Molte sono le opere di rilievo di questo filone narrativo, tra i grandi scrittori della distopia possiamo citare, ad esempio, George Orwell (1984), Aldous Huxley (Brave New World) e Ray Bradbury (Fahrenheit 451). Ricordiamo anche opere come Il padrone del mondo (Lord of the World, 1907) di Robert Hugh Benson, Il tallone di ferro (The Iron Heel, 1908) di Jack London, Noi (Мы, 1921) di Evgenij Ivanovič Zamjatin, Qui non è possibile (It Can’t Happen Here, 1935) di Sinclair Lewis, Antifona (Anthem, 1938) di Ayn Rand e Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale, 1985) di Margaret Atwood.

E’ proprio in questi ambiti che sono ambientati i miei romanzi di fantascienza, che spesso tentano di mettere a nudo gli aspetti più negativi e i rischi della società moderna, osservandole attraverso racconti fantascientifici si, ma sempre pertinenti.

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