Letteratura di fantascienza, un potente strumento sociologico

Fantascienza, un potente strumento sociologico.

Forse non tutti lo sanno, ma la fantascienza può diventare uno strumento sociologico molto potente, più di quello che si possa pensare a un primo giudizio superficiale. L’espressione fantascienza sociologica è stata introdotta in Italia alla fine degli anni cinquanta, come corrispondente del termine inglese “social science fiction“. Viene in questa accezione utilizzata per definire un nuovo insieme emergente di romanzi e racconti di fantascienza a sfondo prevalentemente sociale. Ovvero tutti quei racconti incentrati prevalentemente o almeno in parte, sulle scienze sociali piuttosto che sulla tecnologia.

In quest’ottica, nella cosiddetta “fantascienza sociologica”, l’accento è posto non tanto sulle nuove tecnologie, più o meno futuribili, quali ad esempio i viaggi spaziali, che sono stato un argomento tipico della space opera, quanto piuttosto su possibili evoluzioni future della società umana o di alcuni elementi del vivere sociale dell’epoca. Una fantascienza che è quindi in grado di andare a toccare gli aspetti politici (anzitutto), ma anche economici, dei rapporti con i mass media, morali, ecc.

Questa branca della letteratura di fantascienza è nata nasceva certamente dal nulla, possiamo citare a tal proposito romanzi di H. George Wells quali “La macchina del tempo” del 1895, “L’isola del Dottor Moreau” (1896) o “L’uomo invisibile” (1897). Fu tuttavia nei primi anni ’50 che si sono venute a creare le condizioni idonee per il fiorire di questo filone di narrativa di fantascienza, ben diverso da quello per così dire “popolare” degli anni precedenti.

Bompiani scriveva alla fine del 1900: “Agli inizi del XXI secolo è probabile che il genere artistico più importante sia la fantascienza. Pochi leggono gli articoli più aggiornati sull’apprendimento automatico e sull’ingegneria genetica, mentre film come Matrix e Lei e serie televisive come Westworld e Black Mirror sono formidabili strumenti per la divulgazione della conoscenza dei più rilevanti sviluppi tecnologici, sociali ed economici del nostro tempo. Questo significa anche che la fantascienza dovrebbe essere più consapevole della sua responsabilità di informazione sociale quando tratta problemi scientifici, per evitare di condizionare con idee errate i pensieri e l’immaginazione della gente o di concentrare l’attenzione di questa su problemi sbagliati.

In questo caso, la fantascienza avrebbe un ruolo di informazione sociale, soprattutto nel campo della divulgazione della conoscenza e, in particolare, in quella scientifica. Predisporrebbe per così dire, l’uomo moderno alle nuove tecnologie, ma anche e soprattutto ai loro possibili rischi. Serie televisive come Westworld e Black Mirror, ad esempio, possono essere anche una riflessione sul possibile ruolo sociale, politico ed economico di tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, le nanotecnologie, le biotecnologie, ma anche il controllo sociale, l’ingegneria genetica e molte altre.

Un ramo fecondissimo della “fantascienza sociologica”, estesosi presto anche al mondo del cinema, è quello che descrive visioni futuribili della politica, la così detta fantapolitica. In passato è stata spesso incentrata sulla guerra fredda, più recentemente su possibili e non troppo lontane, derive autoritarie della società.

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