Peperoncino a tavola per ridurre il rischio di ictus e infarto

Un nuovo recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of American College of Cardiology” da un gruppo di ricercatori italiani nell’ambito dello studio Moli-sani, dimostrerebbe che il consumo abituale di questa spezia sia collegato a una importante riduzione del rischio di morte per cause cardiache e cerebrovascolari.

Il peperoncino è una spezia comunemente presente nella cucina italiana, soprattutto di alcune regioni, e nel corso dei secoli è stato elogiato per le sue presunte virtù terapeutiche in molti ambiti. Ora questa ricerca italiana dimostrerebbe che le persone che lo consumano regolarmente hanno un rischio di mortalità notevolmente ridotta, sia per patologie cardiovascolari che cerebrovascolari, rispetto a coloro che non lo utilizzano.

Lo studio è stato condotto dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione di I.R.C.C.S. dell’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli, in Italia, in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità a Roma, l’Università dell’Insubria a Varese e il Mediterraneo Cardiocentro a Napoli. Lo studio ha tentato di esaminare l’associazione tra consumo di peperoncino e rischio di morte in un ampio campione della popolazione generale italiana adulta e di spiegare i mediatori biologici dell’associazione e ha esaminato 22.811 cittadini del Molise partecipanti al progetto “Moli-sani“, avviato nel marzo 2005 per conoscere i fattori ambientali e genetici alla base delle malattie cardiovascolari, dei tumori e delle patologie neurodegenerative.

Seguendo nel tempo il loro stato di salute, per un periodo medio di circa 8 anni, e confrontandolo con le loro abitudini alimentari, i ricercatori Neuromed hanno potuto analizzare, fra gli altri, come il consumo regolare di peperoncino (4 volte a settimana o più), influisse sul rischio di morire di infarto o per malattie cerebrovascolari. L’assunzione di peperoncino è stata stimata con un questionario sulla frequenza alimentare EPIC (European Prospective Investigation Into Cancer) e classificata come nessuna/consumo raro, fino a 2 volte a settimana, da> 2 a ≤4 volte a settimana e più di 4 volte a settimana.

Nel corso di un follow-up mediano di 8,2 anni, sono stati accertati un totale di 1.236 decessi. L’analisi multivariata del rischio (hazard ratios) ha mostrato un rischio di mortalità per tutte le cause e malattie cardiovascolari (CVD) tra i partecipanti all’assunzione regolare (> 4 volte a settimana) rispetto a chi non lo utilizzava sono stati 0,77 (intervallo di confidenza al 95%: da 0,66 a 0,90) e 0,66 (IC al 95%: da 0,50 a 0,86), rispettivamente. L’assunzione regolare di peperoncino era anche inversamente associata in maniera estremamente importante alla cardiopatia ischemica (HR: 0,56; IC al 95%: da 0,35 a 0,87) e rischi di morte cerebrovascolare (HR: 0,39; IC al 95%: da 0,20 a 0,75). L’associazione tra consumo di peperoncino e riduzione della mortalità totale è risultata più forte nei soggetti senza ipertensione (p = 0,021).

“Inoltre, l’aspetto interessante” – scrive il primo autore della pubblicazione – “stava nel fatto che la protezione dal rischio di mortalità è risultato indipendente dal tipo di alimentazione seguita. In altri termini, a prescindere da quanto sana fossero le abitudini alimentari, per tutti il peperoncino ha dimostrato poter esercitare una funzione protettiva”.

“In una grande popolazione mediterranea adulta,” – concludono gli autori dello studio – “il consumo regolare di peperoncino è risultato associato a un minor rischio di morte totale e cardiovascolare, indipendentemente dai fattori di rischio o dall’adesione a una dieta di tipo mediterraneo. Nuove ricerche dovranno essere avviate per capire le modalità biochimiche attraverso le quali agiscono il peperoncino altre spezie simili provenienti dai vari angoli del globo (tutti accomunati dalla presenza di una sostanza denominata capsaicina)”. Un ulteriore buon modivo per continuare ad utilizzare questa spezia piccantissima.

Articolo originale: “Chili Pepper Consumption and Cardiovascular Mortality in Italian Adults“, Journal of the American College of Cardiology, Volume 74, Issue 25, 24 December 2019, Pages 3150-3152.