Più della metà dei punti di non ritorno sul clima identificati dieci anni fa si sono già avverati. Il rischio è imminente e immediato.

Sono già diventate realtà nove delle previsioni sui cambiamenti climatici fatte alla fine degli Anni ’90 e potrebbe essere solo l’inizio. A lanciare l’allarme è stato un gruppo di esperti sulla rivista scientifica Nature. Gli scienziati parlano di “cambiamenti sempre più bruschi, violenti e imprevedibili, con effetti a cascata che potrebbero minacciare l’esistenza stessa della civiltà”, se non verranno attuate contromisure efficaci, ma potrebbe già essere troppo tardi comunque.

Gli scienziati scrivono che questi eventi stanno diventando sempre più frequenti e soprattutto più interconnessi fra di loro di quanto si pensasse in precedenza, e potrebbero portare a un possibile effetto domino. In questo articolo, gli scienziati chiedono un’azione urgente per ridurre le emissioni di gas serra per prevenire i punti chiave causa dei cambiamenti, avvertendo di uno scenario di un pianeta che potrebbe diventare sempre meno abitabile.

“Un decennio fa abbiamo identificato una serie di potenziali punti di non ritorno nel sistema terrestre” – scrivono gli autori nello studio – “ora stiamo osservando che oltre la metà di essi si sono già realizzati”. “La crescente minaccia di cambiamenti rapidi e irreversibili significa che non è più possibile ne opportuno continuare ad aspettare e per vedere. La situazione è urgente e abbiamo bisogno di una risposta di emergenza e subito”.

Se venissero implementati gli attuali impegni nazionali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra – e questo molto probabilmente non avverrà, è probabile che provochino comunque almeno 3 ° C di riscaldamento globale. Ciò nonostante l’obiettivo dell’accordo di Parigi del 2015 di limitare il riscaldamento a ben al di sotto dei 2 ° C. Siamo quindi già ben oltre gli obiettivi che erano stati prefissati inizialmente. Il riscaldamento dovrebbe essere limitato a 1,5°C. Per questo gli studiosi hanno richiesto una risposta di emergenza.

Se non verrà posto rimedio e per tempo, tutto questo provocherà una riduzione dei ghiacci e eventi a cascata sempre più estremi; ricerche fatte negli ultimi 10 anni hanno dimostrato che il versamento in mare dei ghiacci nell’Antartide occidentale potrebbe aver superato un punto critico di non ritorno e questo potrebbe destabilizzare il resto della calotta glaciale dell’Antartico occidentale portando a circa 3 metri di innalzamento del livello del mare. Anche la calotta glaciale della Groenlandia si sta sciogliendo a un ritmo accelerato. Anche la riduzione delle foreste pluviali, il permafrost e le foreste boreali sono esempi di punti di non ritorno della biosfera che, se attraversati, provocheranno il rilascio di ulteriori gas serra che amplificheranno il riscaldamento.

“A nostro avviso” – proseguono gli studiosi – “l’emergenza più immediata sarebbe se ci stessimo avvicinando a una cascata globale di punti di non ritorno che porti a un nuovo stato climatico “serra”, meno abitabile. Le interazioni possono avvenire attraverso la circolazione oceanica e atmosferica o attraverso feedback che aumentano i livelli di gas serra e la temperatura globale”.

“Sosteniamo che il tempo di intervento rimasto per prevenire il ribaltamento potrebbe già essersi ridotto a zero” -concludono gli studiosi – “mentre il tempo di reazione per ottenere emissioni nette pari a zero è al massimo di 30 anni. Quindi potremmo già aver perso il controllo di quello che si verificherà. L’unica possibilità di intervento potrebbe consistere nel fatto che, la velocità con cui il danno si accumula in questi cambiamenti – e quindi il rischio rappresentato – potrebbe essere ancora sotto il nostro controllo in una certa misura. La stabilità e la resilienza del nostro pianeta sono in pericolo immediato. L’azione internazionale – non solo le parole – dovrebbe riflettere questo rischio effettivo”.

Articolo originale: “Timothy M. Lenton, Johan Rockström, Owen Gaffney, Stefan Rahmstorf, Katherine Richardson, Will Steffen, Hans Joachim Schellnhuber. Climate tipping points — too risky to bet against“. Nature, 2019; 575 (7784): 592 DOI: 10.1038/d41586-019-03595-0