La necessità di mantenersi attivi dopo i sessant’anni. Nuovo studio sulla rivista dell’European Society of Cardiology.

Un’attività fisica insufficiente è spesso uno dei fattori di rischio facilmente modificabili per eventi cardiovascolari e mortalità in tutto il mondo insieme ad altri fattori facilmente modificabili, associati allo stile di vita come il fumo di sigaretta o un elevato consumo di sodio. Molti studi sembrano suggerire che l’alta frequenza dell’attività fisica è inversamente correlata al rischio di malattie cardiovascolari in modo dose-risposta, ma se i cambiamenti indotti nel livello di attività fisica siano realmente associati ad una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari rimane poco chiaro, specialmente negli adulti più anziani la cui frequenza di attività fisica inizia a diminuire con l’età.

L’effetto dei cambiamenti nella frequenza dell’attività fisica svolta, sul rischio di malattie cardiovascolari tra gli anziani rimane ancora in parte incerto. Questo nuovo studio, pubblicato a maggio 2019 sull’European Heart Journal, ha esaminato l’associazione dei cambiamenti nell’attività fisica e l’esito della malattie cardiovascolari in una coorte spagnola di anziani di età pari o superiore a 60 anni, e ha coinvolto oltre 1,1 milioni di soggetti senza precedenti di malattie cardiovascolari al basale che hanno subito due screening sanitari nazionali consecutivi dal 2009 al 2012. Hanno valutato prospetticamente il rischio di malattia cardiovascolare verificatosi tra il 2013 e il 2016 in base ai cambiamenti nella frequenza di attività fisica da moderata fino a vigorosa in base allo stato di attività fisica iniziale.

Rispetto a quelli che erano continuamente fisicamente inattivi, quelli che hanno aumentato la loro frequenza di attività fisica partendo da un livello inattivo a 1-2 volte a settimana, hanno avuto una diminuzione del tasso di incidenza e un HR (hazard ratio) diminuito al 0,95, mentre chi ha iniziato a svolgere attività fisica 3-4 volte a settimana, una riduzione di 0,84-0,94, quindi quasi del 15% (P per trend <0,001). Gli anziani che invece sono diventati fisicamente inattivi e che prima svolgevano attività fisica, presentavano un rischio di malattie cardiovascolari più elevato rispetto a quelli che hanno mantenuto la loro frequenza di attività fisica.

Il primo autore dello studio, il Prof. Kyuwoong Kim, del Dipartimento di Scienze Biomediche, Università di Seoul, conclude che: “Il messaggio più importante di questa ricerca è che gli adulti più anziani dovrebbero aumentare o mantenere la frequenza di esercizio fisico per prevenire le malattie cardiovascolari. A livello globale, questa scoperta è importante per la salute pubblica perché la popolazione mondiale di età pari o superiore a 60 anni dovrebbe raggiungere i due miliardi entro il 2050. Con l’invecchiamento si possono avere maggiori difficoltà a svolgere un’attività fisica regolare, la nostra ricerca suggerisce che è necessario essere più attivi fisicamente per la salute cardiovascolare, e questo vale anche per le persone con disabilità e condizioni di salute croniche.

Tra gli adulti più anziani, indipendentemente dalle disabilità e dalle condizioni croniche, l’aumento della frequenza  settimanale di attività fisica moderata o intensa, è risultato associato a una significativa riduzione del rischio di malattie cardiovascolari tra coloro che erano fisicamente inattivi. I risultati suggeriscono anche che la diminuzione della frequenza di attività fisica attenua invece i benefici per la salute cardiovascolare dell’attività fisica. Un’attività fisica coerente può aiutare gli anziani a prevenire i rischi futuri per eventi cardiovascolari.

Articolo originale: “Changes in exercise frequency and cardiovascular outcomes in older adults“,European Heart Journal (2019) 0, 1–10, doi:10.1093/eurheartj/ehz768.