Rischio di Alzheimer ridotto per chi corregge la sordità con gli apparecchi acustici. Ulteriori conferme.

Molti studi, già nei decenni passati, hanno mostrato una qualche  correlazione tra la perdita dell’udito e l’insorgenza di vari tipi di demenza.

Secondo un recente nuovo studio pubblicato il 4 settembre sul “Journal of the American Geriatrics Society” da un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan, gli anziani che ricorrono ad apparecchi acustici in caso di perdita dell’udito ridurrebbero il rischio di demenza senile, Alzheimer, depressione, ansia e anche cadute. Le ricerche condotte negli anni passati hanno mostrato che vi è una forte associazione tra perdita dell’udito e declino cognitivo e fisico.

Per studiare l’associazione tra uso di apparecchi acustici e tempo alla diagnosi della malattia di Alzheimer (AD) o demenza, ansia o depressione e cadute dannose tra gli adulti, è stato analizzato un gruppo di soggetti di età pari o superiore a 66 anni, entro 3 anni dalla diagnosi della perdita dell’udito mediante uno studio di coorte retrospettivo. Gli studiosi hanno usato le curve di Kaplan-Meier per esaminare la sopravvivenza libera da malattia e alcuni modelli di regressione di Cox, sia grezzi, sia aggiustati, per esaminare le associazioni tra utilizzo di apparecchi acustici e tempo alla diagnosi di tre condizioni legate all’età entro 3 anni dalla diagnosi di perdita dell’udito. Tutti i modelli sono stati adeguati per età, sesso, razza ed etnia, ed eventuale diagnosi preventiva di condizioni cardiovascolari, ipertensione, ipercolesterolemia, obesità e diabete. Sono stati inclusi 114.862 adulti, di età pari o superiore a 66 anni, con diagnosi di perdita di udito.

I rapporti di rischio corretti per il rischio di diagnosi di malattia di Alzheimer/demenza, ansia/depressione ed eventi di cadute dannose entro 3 anni dalla diagnosi di perdita dell’udito, per coloro che hanno usato HAs rispetto a quelli che non lo hanno fatto, sono stati 0,82 (IC al 95% = 0,76-0,89) , e 0,89 (IC 95% = 0,86-0,93) e 0,87 (IC 95% = 0,80-0,95) rispettivamente.

“L’uso di apparecchi acustici per correggere la sordità” – concludono gli autori – “è risultato associato a diagnosi ritardata di malattia di Alzheimer, demenza, depressione, ansia e cadute importanti tra gli adulti più anziani con riduzione dell’udito. Sebbene abbiamo anche mostrato un’associazione tra l’uso di apparecchi acustici e il rischio ridotto di declino fisico e mentale, sono necessari studi randomizzati per determinare se e in che misura la relazione sia causale”.

Articolo originale: “Can Hearing Aids Delay Time to Diagnosis of Dementia, Depression, or Falls in Older Adults?“. Journal of the American Geriatrics Society, 04 September 2019.

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