Paleo-dieta. E’ veramente salutare? Secondo recenti studi sembrerebbe di NO!

Immagine tratta da Wikipedia.

La Paleo-Diet (o dieta del paleolitico) è una dieta oggi piuttosto in voga e a momenti alterni ‘riesumata’ da giornali o riviste e in alcuni casi da alcuni specialisti, senza che tuttavia si conoscano con certezza tutte le sue implicazioni sulla salute. Questo tipo di dieta impone di mangiare come gli antichi, ovvero tutti alimenti di origine vegetale ma anche carne e pesci (che erano all’epoca derivati dalla caccia e dalla pesca). senza latticini, cereali, legumi e, in generale, a tutti gli alimenti trasformati.

La paleo-dieta non è in realtà riconducibile a un unico schema alimentare, in quanto durante il paleolitico poteva anche essere molto varia in rapporto alle varie momentanee disponibilità di cibo, facendo di necessità virtù: poteva inoltre essere molto differente a seconda delle aree del pianeta in cui si trovava il singolo individuo; sicuramente però, oltre al pesce e alla cacciagione, avevano una rilevanza molto maggiore rispetto ad oggi semi, frutta, verdure e tuberi.

Alcuni studi recenti, hanno analizzato le abitudini alimentari di alcune comunità rurali molto isolate, che ancora oggi vive in condizioni assolutamente accostabili a quelle dell’uomo durante il paleolitico, dedicandosi ad esempio alla e al raccolto e con un livello di attività fisica nettamente superiore di quanto accade oggi nelle società industrializzate. La loro dieta – in linea teorica molto simile quella degli uomini vissuti più di diecimila anni fa – sia molto diversa da quella che oggi viene descritta come “Paleo-Dieta”. Utilizzano infatti carne, miele, tuberi, bacche, semi e frutti del baobab ma con uno schema quasi vegetariano (oltre il 70% dell’introito energetico quotidiano deriva da fonti vegetali) con una quota piuttosto minoritaria costituita dalle carni, che sembrerebbe molto differente dalle Paleo-Diete di oggi, troppo ricche in proteine di origine animale.

Recentemente, un nuovo studio pubblicato sull'”European Journal of Nutrition”, da ricercatori delle Università australiane, mette ulteriormente in discussione questo regime alimentare.

Scopo di questo studio, è stato quello di determinare l’associazione tra alimentazione, marker di salute del colon, microbiota e siero trimetilammina-N-ossido (TMAO), un metabolita prodotto a livello intestinale e associato a malattie cardiovascolari.

Sono stati reclutati individui che autonomamente seguivano a lungo termine (44 soggetti,> 1 anno) una dieta paleolitica (PD) e controlli (47 soggetti) che consumano invece una dieta tipica delle raccomandazioni nazionali. Le diete sono state valutate tramite registrazioni dietetiche ponderate su 3 giorni; è stata valutata a 48 ore per produzione di acidi grassi a catena corta, composizione microbica tramite sequenziamento di rRNA 16S della regione V4 e quantificazione del metabolita TMAO.

I partecipanti sono quindi stati raggruppati in base all’adesione alla Paleo-Dieta, vale a dire esclusi cereali e prodotti lattiero-caseari. Sono stati formati gruppi paleolitici rigorosi (SP) (22 soggetti) e pseudo-paleolitici (PP) (22 soggetti). L’assunzione di amido resistente alla digestione (fibra) era inferiore in entrambi i gruppi paleolitici, rispetto ai controlli (P<0,05); L’analisi PERMANOVA ha mostrato differenze nella composizione del microbiota (P<0,05), con una maggiore abbondanza di Hungatella, produttore di TMA in entrambi i gruppi paleolitici (P<0,001). Il TMAO era più alto nella dieta paleolitica rigorosa (SP) rispetto a quella pseudo-paleolitica (PP) e rispetto al controllo (P <0,01) e inversamente associato all’assunzione di cereali interi (r = – 0,34, P <0,01).

“Sebbene il regime alimentare paleolitico” – concludono i ricercatori – “sia promosso per migliorare la salute dell’intestino, i risultati indicano che l’adesione a lungo termine potrebbe non essere benefica per la salute dell’intestino, a causa dell’associazione con abbondanze relative inferiori di generi batterici benefici noti e della maggiore abbondanza relativa dei generi produttori di TMAO, associato con aumento del rischio cardiovascolare. Per mantenere l’intestino e la salute cardiovascolare sarebbe dunque necessaria una maggiore varietà di componenti di fibre, comprese maggiori fonti di cereali interi e minor apporto proteico soprattutto da fonti animali. La logica della Paloe-Dieta di escludere cereali integrali e altre fonti di fibre non viene ritenuta salutare. Potrebbe essere necessaria una varietà maggiore di componenti di fibra, comprese le fonti di cereali interi per mantenere un corretto microbiota e la salute cardiovascolare”.

Articolo originale: “Long-term Paleolithic diet is associated with lower resistant starch intake, different gut microbiota composition and increased serum TMAO concentrations“. Genoni, A., Christophersen, C.T., Lo, J. et al. Eur J Nutr (2019).