La sonda Hayabusa-2 visita per la seconda volta il suo asteroide.

La sonda giapponese Hayabusa-2 (in giapponese “Falco Pellegrino”) è atterrata per la seconda volta sul “suo” asteroide chiamato Ryugu; il tutto è avvenuto la notte dell’11 luglio quando in Italia erano le 3.30 a una distanza di circa 242 milioni di Km dalla terra. La sonda, lanciata nel 2014, ha raggiunto l’asteroide il 27 giugno 2018 iniziando ad orbitargli attorno.

L’obiettivo è quello di raccogliere i frammenti di roccia dell’asteroide e riportarli a terra; Il 5 aprile, la sonda aveva infatti lanciato un piccolo impattatore con una piccola carica esplosiva, il termine tecnico è “Small Carry-on Impactor” (Sci), del peso di circa 2 Kg verso l’asteroide a oltre 7000 Km/h con l’obiettivo di creare un piccolo cratere dal quale raccogliere in seguito campioni di roccia e polvere in un modo simile a quanto già fatto sulla superficie circa quattro mesi fa, per poi andarsi a nascondere dietro l’asteroide stesso, per evitare di venire colpita da frammenti di roccia. Le prime immagini avevano indicano che il proiettile ha effettivamente colpito la superficie dell’asteroide. Si era trattato del primo esperimento al mondo di collisione con un asteroide come avevano positivamente commentato i responsabili del progetto dell’Agenzia Spaziale Giapponese.

La sonda è dotata anche di tre piccoli Rover MINERVA, equipaggiati con fotocamere a colori, un accelerometro, un giroscopio, un microscopio e termometri.

Oltre che aver regalato splendide foto dell’asteroide, sia prima che dopo il suo touchdown, il rover della sonda ha permesso di raccogliere campioni di roccia incontaminata dell’asteroide raccogliendo il materiale proveniente dal sottosuolo dell’asteroide non esposto al fenomeno dell’erosione spaziale, ossia non contaminato dall’interazione con i raggi cosmici, vento solare e impatti con micro-meteoriti a cui è soggetta la superficie dell’asteroide, tutti campioni che una volta riportati sulla terra, permetteranno di capire meglio il processo di formazione del nostro Sistema solare.

“Abbiamo raccolto una parte della storia del Sistema solare”, ha spiegato con soddisfazione il responsabile del progetto. “Non abbiamo mai raccolto materiale al di sotto della superficie di un corpo celeste così lontano. L’abbiamo fatto e ci siamo riusciti per primi”.

Una volta terminata la fase di campionamento, la sonda ripartirà dall’asteroide (verso fine 2019) per tornare sulla Terra dove rilascerà una capsula contente i campioni raccolti che rientrerà nell’atmosfera terrestre per atterrare a dicembre 2020. I campioni saranno in seguito analizzati presso i laboratori della JAXA.

Link al sito di missione Hayabusa-2: Asteroid Explorer Hayabusa-2.

Hayabusa-2: News.