L’inquinamento da piombo nel ghiaccio dell’artico come traccia dell’impatto delle attività umane da 1500 anni.

I processi industriali hanno emesso piombo nell’atmosfera per migliaia di anni, fin da quando l’uomo, attraverso l’attività estrattiva e la fusione di minerali per realizzare monete, fino all’utilizzo attraverso la combustione dei combustibili fossili oggi. Questo inquinamento di piombo, trasportato dal vento attraverso l’atmosfera, è giunto anche in luoghi quali la calotta glaciale in Groenlandia e anche in altre parti dell’Artico.

La misurazione dell’inquinamento da piombo ottenuta attraverso una serie di carote di ghiaccio ottenuto da regioni sparse in buona parte dell’Artico, hanno mostrato un andamento temporale simile negli ultimi 2 millenni fino alla Rivoluzione industriale dando un’indicazione molto interessante di come le attività umane hanno prodotto inquinamento già dai millenni scorsi, quando i minerali erano utilizzati già per coniare le monete dell’antica Roma.

In questo nuovo studio pubblicato sulla rivista PNAS, da ricercatori delle Università di Oxford, di Copenhagen e di Rochester, in collaborazione con l’Istituto Alfred Wegener per la ricerca polare e marina hanno utilizzato tredici carote di ghiaccio artico della Groenlandia e della regione artica della Russia per misurare, datare e analizzare le emissioni di piombo, prodotte dall’uomo e catturate dal ghiaccio dal 500 al 2010 d.C. Queste misurazioni hanno mostrato come l’inquinamento da piombo sia aumentato da 250 a 300 volte passando dall’alto Medioevo all’industrializzazione degli anni ’70, riflettendo i cambiamenti delle emissioni su larga scala causati dalla produzione europea di argento del Medioevo, fino alla recente combustione di combustibili fossili insieme alle altre attività industriali. Gli aumenti più pronunciati sono coincisi con lo sfruttamento di nuovi distretti minerari, nei periodi di prosperità economica, mentre le diminuzioni coincidevano con i disastri climatici, le carestie, le guerre e le grandi pestilenze dell’antichità.

I ricercatori hanno così potuto scoprire che l’aumento della concentrazione di piombo presente nelle carote di ghiaccio riflette da vicino i periodi di espansione della civiltà in Europa, l’avvento delle nuove tecnologie e la prosperità economica. Le diminuzioni, al contrario, si sono accompagnate a disastri climatici, guerre, pestilenze e carestie.

“Abbiamo riscontrato un aumento complessivo dalle 250 alle 300 volte dell’inquinamento da piombo dall’inizio del Medioevo tra il 500 EV e il 1970” – spiegano nell’articolo gli autori dello studio. – “Dopo il passaggio delle politiche di riduzione dell’inquinamento, compreso il Clean Air Act del 1970 negli Stati Uniti, l’inquinamento da piombo nel ghiaccio artico è diminuito di oltre l’80%”.

Tuttavia, i livelli di piombo rimangono circa 60 volte più alti oggi di quanto lo fossero all’inizio del Medioevo!

“Quello che abbiamo riscontrato, è interessante non solo per gli scienziati ambientali che vogliono capire come l’attività umana ha alterato l’ambiente.” – scrivono gli autori. – “Questi dischi di ghiaccio aiutano anche gli storici a capire e quantificare il modo in cui le società e le loro economie hanno risposto a forze esterne come modificazioni del clima, pestilenze o guerre”.

Articolo originale: “Pervasive Arctic lead pollution suggests substantial growth in medieval silver production modulated by plague, climate, and conflict“. PNAS, July 8, 2019.