Associazione tra cibi ultra-elaborati e mortalità. Nuovo studio spagnolo.

La nutrizione è ampiamente riconosciuta come uno dei fattori determinanti per la prevenzione delle malattie croniche. Le abitudini alimentari infatti, influenzano molti fattori di rischio per la salute cardiovascolare, potendo portare a diabete di tipo 2, ictus e malattie cardiache, che oggi giorno sono tra le principali cause di morte a livello globale. Questi fattori di rischio, associati a una dieta di scarsa qualità comportano notevoli oneri sanitari ed economici, e molti studi hanno dimostrato come i fattori dietetici siano una delle cause principali di queste patologie, mentre dieta basata su alimenti freschi o minimamente elaborati produce un benefico effetto sulla salute.

Recentemente, una nuova ricerca, recentemente pubblicata a maggio 2019 sul “British Journal of Medicine”, ha documentato una relazione significativa tra consumo di cibi ultra-elaborati e mortalità.

Lo scopo dello studio, è stato proprio quello di valutare l’associazione tra consumo di cibi ultra-elaborati e mortalità per tutte le cause.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sviluppato un piano d’azione per le malattie non trasmissibili globali (NCD), per il periodo che va dal 2013 al 2020, con l’obiettivo di ottenere una riduzione del 25% della mortalità prematura dalle quattro principali malattie globali non trasmissibili (malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche , cancro e diabete) entro il 2025. Gli obiettivi globali prefissati, includono il miglioramento della prevenzione dei fattori di rischio (obesità, diabete, aumento della pressione sanguigna, uso di tabacco, assunzione eccessiva di sale, inattività fisica e uso dannoso di alcol).

“Gli effetti benefici dei modelli alimentari basati su alimenti freschi o minimamente trasformati sulla mortalità” – scrivono gli autori dello studio – “sono ben noti, ma pochi studi hanno descritto gli effetti dannosi dell’alto consumo di alimenti ultra-elaborati. Alcuni studi in passato, hanno trovato un’associazione statisticamente significativa tra il consumo di alcuni alimenti ultra-elaborati specifici (ad es. bevande zuccherate, e carne lavorata) e la mortalità. Altri studi, mostrano un aumentato rischio di cancro e della sindrome dell’intestino irritabile. Inoltre, il consumo precoce di cibi ultra-elaborati è stato associato a un’incidenza più elevata di dislipidemia nei bambini in uno studio brasiliano e a un rischio più elevato di sovrappeso/obesità e ipertensione in una coorte spagnola”.

Negli ultimi due decenni, la disponibilità e il consumo di alimenti ultra-elaborati, caratterizzati da prodotti alimentari con una bassa qualità nutrizionale e un’elevata densità energetica, è aumentato notevolmente in molti paesi del mondo. “Tra il 1990 e il 2010” – proseguono gli autori dello studio – “il consumo di cibi ultra-elaborati è quasi triplicato (dall’11% al 32% dell’assunzione totale giornaliera di energia), parallelamente all’aumento del tenore di zuccheri aggiunti. Gli alimenti ultra-elaborati sono formulazioni industriali costituite per lo più o interamente da sostanze derivate da alimenti e additivi, con poco o nulla cibo all’interno”. Questi prodotti alimentari sono convenienti, iper-appetibili (estremamente gustosi), altamente redditizio per chi li produce (ingredienti a basso costo), e progettati per sostituire tutti gli altri gruppi alimentari, anche grazie all’ausilio di confezioni attraente e di un marketing intensivo.

In questo nuovo studio, 19.899 partecipanti (12.113 donne e 7.786 uomini) di età compresa tra 20 e 91 anni sono stati seguiti ogni due anni tra dicembre 1999 e febbraio 2014 per valutare il loro consumo di alimenti e bevande, classificati secondo il grado di trasformazione a cui erano stati sottoposti e valutati attraverso un questionario di frequenza alimentare di 136 voci.

“I partecipanti al quartile più alto (ovvero con il consumo più elevato) di consumo di alimenti ultra-elaborati hanno avuto un rischio maggiore per tutte le cause di mortalità rispetto a quelli del quartile più basso (hazard ratio aggiustato multivariabile 1,62, intervallo di confidenza del 95% da 1,13 a 2,33) con una dose significativa relazione di dose/risposta (P per andamento lineare = 0,005). Per ogni porzione aggiuntiva di alimenti ultra-elaborati, la mortalità per tutte le cause è aumentata relativamente del 18% (hazard ratio aggiustato 1,18, intervallo di confidenza del 95% da 1,05 a 1,33)” – proseguono gli autori, che concludono “Un consumo più elevato di alimenti ultra-elaborati (> 4 porzioni al giorno) è stato associato indipendentemente con un rischio relativamente aumentato del 62% di mortalità per tutte le cause. Per ogni porzione aggiuntiva di alimenti ultra-elaborati, la mortalità per tutte le cause è risultata aumentata del 18%“.

Articolo originale: “Association between consumption of ultra-processed foods and all cause mortality: SUN prospective cohort study“. BMJ 2019;365:l1949.