Anche gli omega-6 alleati del cuore

Vi è oramai un’ampia letteratura che suggerisce che una maggiore assunzione di acidi grassi polinsaturi omega-6 (acidi grassi poli-insaturi) possano ridurre il rischio di malattia coronarica (CHD), così come avviene anche per gli omega-3. Tuttavia alcuni gruppi di ricerca hanno raccomandato, negli anni passati, riduzioni sostanziali nell’assunzione di PUFA omega-6.

L’acido linoleico (LA), un acido grasso 18-carbonio con 2 doppi legami è il principale omega-6 assunto con gli alimenti. Non può essere sintetizzata dagli esseri umani, e sebbene non siano stati stabiliti requisiti minimi fissi per gli adulti sani, le stime derivate da studi su neonati e pazienti ospedalizzati suggeriscono che un’assunzione di LA compresa tra lo 0,5% e il 2% dell’introito calorico totale proveniente da omega-6 sia probabilmente sufficiente.

L’acido linoleico deriva principalmente da oli vegetali (ad esempio mais, girasole, cartamo, soia) e può venire desaturato e allungato per formare altri PUFA omega-6 come gli acidi γ-linolenico e altri, metabolicamente importanti, in quanto sono il substrato per una vasta gamma di metaboliti reattivi dell’ossigeno (i così detti radicali liberi). LA viene principalmente da oli vegetali (ad es. mais, girasole, cartamo, soia).

Gli argomenti che sono stati spesso portati per suggerire la necessità di una riduzione dell’assunzione di omega-6 si basano sul presupposto che, poiché le malattie cardiovascolari hanno una componente infiammatoria e l’acido arachidonico omega-6 è il substrato per la sintesi di una varietà di molecole pro-infiammatorie, la riduzione delle assunzioni di acido linoleico dovrebbe ridurre il contenuto di acido arachidonico dei tessuti, il che dovrebbe, a sua volta, ridurre il potenziale infiammatorio e quindi ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

Già in passato tuttavia, alcuni studi condotti con cellule endoteliali vascolari, gli omega-6 hanno dimostrato avere proprietà antinfiammatorie, sopprimendo la produzione di molecole di adesione, chemochine e interleuchine, tutti mediatori del processo aterosclerotico. In studi sull’uomo, livelli plasmatici più elevati di PUFA omega-6, principalmente AA, erano associati con diminuiti livelli plasmatici di marcatori proinfiammatori sierici, in particolare l’antagonista del recettore interleuchina-6 e interleuchina-1, e l’aumento dei livelli di marcatori anti-infiammatori, in particolare il fattore di crescita trasformante-β.

Per risolvere questa incertezza, un nuovo studio pubblicato da un gruppo di ricercatori ad aprile 2019 sula rivista Circulation, ha valutato come i livelli circolanti in vivo e i livelli tissutali di acido linoleico (LA) e acido arachidonico (AA) si correlino alla malattia cardiovascolare incidente attraverso un analisi di diversi studi internazionali.

Sono stati registrati 15.198 eventi di patologie cardiovascolari tra i 68.659 partecipanti. In questo studio, i livelli più elevati di acido linoleico sono risultati significativamente associati a minori rischi di malattia cardiovascolare totale, mortalità cardiovascolare e ictus ischemico, con un hazard ratio interquartile di 0,93 (IC 95%: 0,88-0,99), 0,78 (0,70-0,85) e 0,88 (0,79 -0.98), rispettivamente, e in modo non significativo con un rischio di malattia coronarica più basso (0,94; 0,88-1,00).

Inoltre, anche i livelli di Acido Arachidonico, non erano associati ad un più alto rischio di esiti cardiovascolari; confrontando i quintili estremi, anche i livelli più alti erano associati a un minor rischio di malattia cardiovascolare totale (0,92; 0,86-0,99).

Nelle analisi globali raggruppate” – concludono gli autori dello studio – “livelli circolanti e livelli tissutali più elevati di acido linoleico e probabilmente anche di acido arachidonico, erano associati a un minor rischio di eventi cardiovascolari maggiori. Questi risultati supportano un ruolo favorevole per l’acido linoleico nella prevenzione delle malattie cardiovascolari“.

Articolo originale: “Biomarkers of Dietary Omega-6 Fatty Acids and Incident Cardiovascular Disease and Mortality: An Individual-Level Pooled Analysis of 30 Cohort Studies“, Circulation, April 11, 2019.

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