Mangiare funghi potrebbe ridurre il rischio di declino cognitivo negli anziani

Mangiare funghi potrebbe contribuire a ridurre i rischi di declino cognitivo nell’anziano. Lo afferma un team di ricercatori del Dipartimento di Medicina Psicologica e di Biochimica della Yong Loo Lin School of Medicine dell’Università di Singapore (NUS)in un nuovo studio pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease a marzo 2019. I soggetti anziani che consumano più di due porzioni di funghi alla settimana avrebbero circa il 50% di possibilità in meno di essere affetti da deterioramenti cognitivi lievi. Una porzione è stata definita in questo studio come tre quarti di una tazza di funghi cotti con un peso medio di circa 150 grammi, due porzioni a circa mezzo piatto. E’ stato dimostrato che anche una piccola porzione di funghi alla settimana può ancora essere utile per ridurre le probabilità di lievi deterioramenti cognitivi (MCI, mild cognitive impairment).

“Questa correlazione è sorprendente e incoraggiante.” – spiega il Professore Lei Feng, il principale autore dello studio – “Sembra che questo singolo ingrediente comunemente disponibile possa avere un effetto importante sul declino cognitivo “. Lo studio è durato sei anni, dal 2011 al 2017 e ha raccolto i dati da oltre 600 anziani cinesi di età superiore ai 60 anni residenti a Singapore. “L’MCI è generalmente vista come lo stadio intermedio tra il declino cognitivo dell’invecchiamento normale e il più grave declino della demenza.” – spiegano nel lavoro gli autori – “Gli anziani affetti da MCI spesso mostrano una qualche forma di perdita di memoria o dimenticanza e possono anche mostrare deficit riguardanti altre funzioni cognitive come la lingua, l’attenzione e le abilità visuo-spaziali”.

Sei funghi comunemente consumati a Singapore sono stati citati nello studio. “Tuttavia, è probabile” – riferiscono gli autori dello studio – “che anche altri funghi non citati da questo lavoro abbiano gli stessi effetti benefici”. I ricercatori ritengono che la ragione della ridotta prevalenza di deterioramenti cognitivi lievi nei mangiatori di funghi potrebbe essere dovuta a uno specifico composto presente in quasi tutte le varietà. “Siamo molto interessati a un composto chiamato ergothioneine (ET)”, affermano gli autori. “ET è un antiossidante e anti-infiammatorio unico che gli esseri umani che non siamo in grado di sintetizzare da soli ma può essere ottenuto da fonti alimentari, uno delle principali sono appunto i funghi”. Già uno studio precedente condotto sempre su un gruppo di anziani di Singapore e pubblicato sulla rivista Biochemical and Biophysical Research Communications nel 2016, ha rivelato che i livelli plasmatici di ET nei partecipanti con deterioramenti cognitivi lievi (MCI) erano significativamente inferiori rispetto agli individui sani di età corrispondente. Proprio questo ha portato alla convinzione che una carenza di ET potrebbe essere un fattore di rischio per la neuro-degenerazione, e l’aumento dell’apporto di ET attraverso il consumo di funghi potrebbe promuovere la salute cognitiva nell’anziano.

Articolo originale: “The Association between Mushroom Consumption and Mild Cognitive Impairment: A Community-Based Cross-Sectional Study in Singapore“. Journal of Alzheimer’s Disease, Volume 68, Issue 1, 2019.

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