Spostare la produzione dalle proteine animali verso quelle vegatali per ridurre l’impatto ambientale sul riscaldamento globale

Riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra decise e rapide, ben oltre quelle attualmente attuate sono necessarie per poter soddisfare gli obiettivi dell’accordo di Parigi e questo non consente a nessun settore di mantenere le inalterate le pratiche di produzione, mentre l’applicazione del principio di precauzione richiede di evitare la dipendenza da tecnologie di produzione negative dal punto di vista delle emissioni e quindi dell’impatto ambientale.

Sempre più studi scientifici evidenziano come sostituire le proteine animali con quelle derivate dai legumi può significare molto per l’ambiente e il riscaldamento globale, senza perdite di contenuto nutrizionale. Secondo un nuovo studio pubblicato a novembre 2018 sulla rivista scientifica “Climate Policy” da un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard, la sostituzione della produzione da proteine ​​di origine animale a quelle di origine vegetale, avrebbero un potenziale sostanziale per la riduzione delle emissioni di gas serra.

“Senza modifiche, il settore zootecnico potrebbe richiedere tra il 37% e il 49%, rispettivamente, delle emissioni di GHG (gas serra) consentiti per il rispetto del target di incremento di 2 ° C e 1,5 ° C della temperatura globale entro il 2030. Se le emissioni causate dal settore zootecnico rimanessero inalterate,” – scrivono gli autori dello studio – “questo richiederebbe sostanziali riduzioni di GHG, ben oltre quanto pianificato o potenzialmente realistico da parte di altri settori”.

Lo spostamento della fonte di proteine dall’allevamento animale verso le coltivazioni vegetali, potrebbe migliorare la situazione in molti modi. “Il 77% della superficie coltivata della terra è utilizzata per l’agricoltura animale, ovvero per la produzione di foraggi da destinare alla nutrizione del bestiame, che però a sua volta fornisce solo il 17% delle calorie ed il 33% delle proteine per il consumo umano mondiale (Roser & Ritchie, 2018). Le colture agricole destinate al consumo umano, invece, utilizzano solo il 23% dei terreni agricoli e per contro forniscono l’83% delle calorie e il 67% delle proteine per il consumo globale”.

“Le alternative ai prodotti zootecnici, come i fagioli, tendono a richiedere molte meno risorse naturali, tra cui terra, azoto, fosforo, acqua ed energia e producono emissioni di gas serra più basse” – sottolineano gli autori. – “Il settore agricolo offre un potenziale sostanziale per le riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) e numerosi altri co-benefici, attraverso lo spostamento della produzione di proteine ​​da da fonti animali verso le proteine ​​vegetali.” – concludono – “Sarà necessario un adeguato sostegno per facilitare nei vari paesi l’implementazione dello spostamento della fonte proteica per la nutrizione umana dalle proteine animali a quelle ​​vegetali. Le future esigenze di ricerca comprendono l’identificazione di percorsi dettagliati di transizione per questo cambiamento, compresi obiettivi, misure politiche, scadenze temporali, e quantificazione di tutti i co-benefici”.

Lo afferma anche una nuova ricerca del Trinity College di Dublino, uno dei soggetti partner del progetto europeo TRUE (“Transizione verso sistemi basati su leguminose sostenibili in Europa”), che riunisce 22 partner rappresentativi delle imprese e della società civile europea.

I risultati dello studio irlandese hanno mostrato chiaramente che le fonti di proteine ​​vegetali hanno un impatto ambientale più basso, mentre allo stesso tempo garantiscono la più alta densità di sostanze nutritive. Mike Williams, professore di botanica del Trinity College e autore principale dello studio, afferma che – “in rapporto all’impatto ambientale, i piselli hanno una densità di nutrienti circa cinque volte superiore a quantità equivalenti di carne di agnello, maiale, manzo o pollo. Una notevole quantità di queste emissioni proviene infatti dall’allevamento degli animali; ridurre in maniera drastica il consumo di carne, oltre a spostare la produzione alimentare verso un approccio più etico, può rappresentare una risposta al cambiamento climatico e anche alla fame nel mondo. Gran parte delle terre destinate a pascolo, infatti, possono essere convertite all’agricoltura, con vantaggi anche per la sicurezza alimentare dei paesi in via di sviluppo”.

Articoli originali:

Articoli correlati:

– Alimentazione prevalentemente vegetale e cibo biologico e loro benefici ambientali. Un nuovo studio francese per la sostenibilità.