Terapia anti-ipertensiva. Quando è utile/necessaria e quando potrebbe essere dannosa.

E’ sicuramente indiscussa l’utilità e l’efficacia della terapia anti-ipertensiva in soggetti con ipertensione ed elevato rischio cardio-vascolare in quanto elevati i rischi dovuti all’ipertensione. Resta invece ancora non chiara, la reale utilità del trattamento anti-ipertensivo, soprattutto a lungo termine, in pazienti a basso rischio cardio-vascolare e con una ipertensione lieve.

In particolare, non è ben chiaro se il trattamento antipertensivo sia associato a un minor rischio di mortalità e malattie cardiovascolari anche nei pazienti con ipertensione lieve.

Per verificare questo aspetto è stato condotto uno studio nel Regno Unito da ricercatori delle Università di Oxford, Birmingham e Cambridge, nel quale sono stati analizzati i dati contenuti in un grande database che raccoglie dati clinici provenienti da un network di medici di medicina generale britannici collegandoli anche ad altri database sanitari.

L’obiettivo era appunto quello di verificare se il trattamento antipertensivo fosse associato a un minor rischio di mortalità e di patologie cardiovascolari (CVDs) in pazienti a basso rischio e con ipertensione lieve. I dati sono stati ottenuti da database di ricerca clinica e raccolti dal 1 gennaio 1998 al 30 settembre 2015, per pazienti di età compresa tra 18 e 74 anni che avevano ipertensione lieve, ovvero un PA non trattata compresa tra 140/90 e 159/99 mm Hg) e non avevano attuato nessun trattamento anti-ipertensivo in precedenza. Chiunque avesse una storia di fattori di rischio per malattie cardiovascolari e una patologia cardiovascolare in atto è stato escluso dallo studio.

I dati ottenuti dai soggetti trattati entro 12 mesi dalla diagnosi sono stati confrontati con quelli non trattati e i tassi di mortalità, malattia cardiovascolare ed eventi avversi tra i pazienti che hanno ricevuto un trattamento antipertensivo, rispetto a quelli a cui non era stato prescritto tale trattamento, sono stati confrontati utilizzando la regressione proporzionalie di rischio di Cox.

Un totale di 19143 pazienti trattati sono stati confrontati con 19143 pazienti non trattati. Durante un periodo di follow-up di 5,8 anni, non è stata osservata nessuna associazione tra trattamento antipertensivo e mortalità (hazard ratio [HR], 1,02, IC 95%, 0,88-1,17) o tra trattamento antipertensivo e malattia cardiovascolare (HR, 1,09, IC 95%, 0,95-1,25) mentre il trattamento anti-ipertensivo in questi soggetti è stato associato ad un aumentato rischio di eventi avversi, compresa ipotensione, sincopi, alterazioni elettrolitiche e anche in alcuni casi danno renale acuto.

“Questa analisi non ha trovato prove” – concludono gli autori – “a sostegno delle raccomandazioni delle linee guida che incoraggiano l’inizio del trattamento nei pazienti con ipertensione lieve e a basso rischio. Vi era invece evidenza di un aumentato rischio di eventi avversi, il che suggerisce che le linee guida che generalizzano i risultati degli studi condotti in soggetti ad alto rischio a quelli a basso rischio dovrebbero essere adottate con cautela”.

“Questi risultati sembrerebbero non supportare” – aggiungono gli autori dello studio – “le raccomandazioni delle linee guida che incoraggiano il trattamento farmacologico a lungo termine anche in pazienti con ipertensione di grado lieve e a basso rischio cardio-vascolare in quanto evidenziano un incremento di eventi avversi a fronte di una efficacia nulla nei confronti degli outcome clinici. Pur non avendo l’evidenza di un trial clinico randomizzato, inducono a considerare attentamente l’opportunità di una terapia farmacologica anti-ipertensiva in soggetti a rischio cardiovascolare basso con ipertensione lieve”.

Articolo originale: Sheppard JP, Stevens S, Stevens R, et al. Benefits and Harms of Antihypertensive Treatment in Low-Risk Patients With Mild Hypertension. JAMA Intern Med. Published online October 29, 2018. doi:10.1001/jamainternmed.2018.4684.