Almeno 150 minuti a settimana di attività fisica per prevenire le malattie cardiovascolari

L’attività fisica abituale è uno strumento efficace per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e di altre patologie croniche; lo ribadisce in uno studio pubblicato ad aprile 2018 su “Circulation”, l’American Heart Association, una delle più importanti associazioni cardiologiche americane.

“La sedentarietà è uno dei più importanti fattori di rischio per la salute” – scrivono gli autori del report – “con 8 adulti su 10 statunitensi che non soddisfano le linee guida di attività fisica minima, ed è associata a un alto rischio di malattie cardiovascolari e responsabile del 9% della mortalità globale, pari al del fumo di sigaretta. Migliorare e mantenere i livelli raccomandati di attività fisica porta a una riduzione dei fattori metabolici, emodinamici, funzionali, di composizione corporea e di rischio epigenetico per le malattie croniche non trasmissibili”.

“L’attività fisica ha anche un ruolo significativo, in molti casi comparabile o addirittura superiore agli interventi farmacologici” – aggiungono nel report – “nella prevenzione e gestione di più di 40 patologie quali diabete mellito, cancro, malattie cardiovascolari, obesità, depressione, malattia di Alzheimer e artrite”.

La modificazione dei fattori di rischio apportati dall’attività fisica, includono aumento delle lipoproteine ​​ad alta densità (HDL colesterolo) con ruolo protettivo cardiovascolare, riduzione dell’indice di massa corporea, miglioramento della sensibilità all’insulina e riduzione della pressione sanguigna, che, sebbene appaia spesso modesto, riduce significativamente il rischio a livello globale di popolazione. Sebbene i meccanismi esatti che rendono l’attività fisica efficace nella prevenzione cardiovascolare e in grado di agire sui tradizionali fattori di rischio modificabili non sia completamente chiarito, prove forti suggeriscono che una regolare attività fisica sia in grado di rallentare o addirittura invertire il rimodellamento vascolare associato all’invecchiamento, un fattore critico nell’eventuale manifestazione clinica di malattia cardiovascolare.

A livello cellulare, momenti ripetuti e regolari di attività fisica porterebbero a effetti favorevoli sull’omeostasi vascolare in parte attraverso un aumento della vasodilatazione endotelio-dipendente e riduzione dell’infiammazione vascolare, con anche benefici effetti antinfiammatori sistemici.

L’inattività fisica per contro, risulterebbe in un danno vascolare endoteliale con aumento della rigidità vascolare, da ridotta biodisponibilità di ossido nitrico, aumentata infiammazione vascolare e aumento della velocità delle onde pressorie con un conseguente rimodellamento vascolare negativo. Proprio questo rimodellamento vascolare degli adulti sedentari aumenterebbe il rischio di eventi cardiovascolari avversi.

“Pertanto” – scrivono gli autori “l’attività fisica deve essere vista come un importante fattore preventivo del rischio cardiovascolare modificabile con un impatto benefico che è mediato da entrambi i suoi effetti diretti sulla funzione cardiaca e la vascolarizzazione e il suo impatto sui fattori di rischio tradizionali e sull’infiammazione sistemica.” Secondo questo documento, l’obiettivo da raggiungere ed eventualmente superare dovrebbero essere i 150 minuti di attività fisica a settimana in grado di garantire questi effetti benefici.

“Vi sono ampie prove che riconoscono il ruolo centrale che l’attività fisica svolge nella prevenzione e gestione delle malattie cardiovascolari ma anche di altre malattie non cardiovascolari;” – concludono gli autori – “tuttavia, nonostante alcuni esempi di implementazione innovativi, le politiche e le raccomandazioni attuali non sono sufficientemente tradotte in un sostegno a favore di programmi per l’attività fisica nei contesti sanitari reali. È necessaria una modifica all’approccio, con un cambio nel sistema per accendere il vitale impeto istituzionale e personale per rompere le barriere che impediscono l’integrazione della comunità clinica con la promozione dell’attività fisica. Le esperienze fatte in altri paesi dimostrano che ciò può essere fatto e può produrre risultati positivi”.

Articolo originale: Routine Assessment and Promotion of Physical Activity in Healthcare Settings: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation. 2018;137:00–00.

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