Il caffè riduce l’incidenza di calcificazioni coronariche; ma se non si fuma

Secondo un recente studio pubblicato su “The Journal of the American Heart Association”, da ricercatori del Dipartimento di Nutrizione della Scuola di Salute Pubblica presso il Centro di Ricerca Clinica ed Epidemiologica e Scuola di Medicina dell’Università di San Paolo in Brasile, il consumo di caffè sarebbe associato ad una minore incidenza di calcificazioni coronariche, un indicatore di aterosclerosi sub-clinica; tuttavia questo effetto benefico verrebbe però annullato dal fumo di sigaretta.

La coorte di studio ha compreso oltre 15.000 individui di età compresa tra 35 e 74 anni al momento dell’ingresso nello studio, per i quali erano disponibili dati anagrafici, socio-demografici, clinici, e riguardanti le abitudini alimentari e gli stili di vita. I soggetti arruolati in uno dei centri partecipanti, sono stati anche invitati a sottoporsi a TC per la valutazione delle calcificazioni coronariche.
Lo studio è stato quindi condotto sui 4426 soggetti del totale, esenti da malattia cardiovascolare, per i quali erano disponibili, oltre alle informazioni di base, anche il dato relativo alle calcificazioni coronariche.

“Stile di vita e fattori dietetici, come la mancanza di attività fisica, eccesso di peso corporeo, fumo e  eccessiva assunzione di alcool e una alimentazione scorretta, sono implicati nell’eziologia della patologia cardiovascolare” – scrivono nello studio gli autori – “Il caffè è una delle bevande analcoliche più popolari e diffuse al mondo e il suo ruolo nelle patologie cardiovascolari rimane tutt’ora controverso. In quest’ambito, alcuni studi epidemiologici hanno suggerito una associazione positiva, protettiva, tra consumo di caffè e rischio di malattie cardiovascolari, mentre altri studi non hanno riportato alcuna associazione o addirittura un’associazione inversa”.

I risultati di questo nuovo studio sembrerebbero indicare come sia stata così riscontrata, una associazione inversa significativa, tra consumo di caffè e riduzione del rischio di calcificazioni coronariche che arriva al 67%, nei soggetti che bevono più di 3 caffè al giorno. L’analisi in funzione dell’abitudine al fumo, rivela che l’effetto protettivo del caffè presente nei non fumatori, non si riscontrerebbe più nei fumatori e negli ex fumatori.

Nell’analisi effettuata considerando l’assunzione di caffè e l’interazione dello stato di fumatore o non fumatore, sono state osservate significative associazioni inverse fra il rischio di calcificazioni coronariche ed il consumo di caffè con un odds ratio [OR] di 0,85  rispetto al un consumo di 1 tazza al giorno o meno di 0,73  per un consumo di 1-3 tazze al giorno di caffe e di 0,33, ovvero un 67% minore di rischio, per 3 tazze o più al giorno di caffè.

Inoltre, vi era un effetto di interazione statisticamente significativo tra il consumo di caffè e lo stato di fumatore; l’analisi ha rivelato un rischio inferiore di calcificazione coronarica in soggetti che non hanno mai fumato e bevitori di 3 o più tazze al giorno di caffè (OR: 0,37), mentre tra i fumatori o ex-fumatori, l’assunzione di il caffè non era significativamente associato con una protezione rispetto alle calcificazioni coronariche.

“Il consumo abituale di 3 tazze o più di caffè al giorno” – concludono gli autori dello studio – “ha diminuito le probabilità di aterosclerosi sub-clinica tra i non fumatori. Il consumo di caffè potrebbe pertanto esercitare un potenziale effetto benefico contro la calcificazione coronarica, in particolare nei non fumatori”.

Articolo originale: Coffee Consumption and Coronary Artery Calcium Score: Cross-Sectional Results of ELSA-Brasil (Brazilian Longitudinal Study of Adult Health). J Am Heart Assoc. 2018 Mar 24;7(7).

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