La plastica è sempre più un problema. Anche nell’acqua che beviamo!

Esistono molti tipi di plastiche, utilizzate nei più disparati settori delle attività umane, tra le principali: il polietilene, il polipropilene, il polivinilcloruro, il polistirene, le poliammidi e molte altre.

A partire dagli anni sessanta  il consumo di acque minerali ha avuto una forte crescita, anche grazie all’utilizzo di nuovi materiali che progressivamente hanno sostituito il vetro nella produzione delle bottiglie. Gli oggetti in plastica fanno oramai parte della nostra quotidianità e hanno portato innegabili vantaggi sul piano pratico legati ad economicità, praticità e resistenza, benefici che tuttavia sono andati a carico dell’ambiente.

Recenti ricerche ci mettono in guardia su quanto la plastica sia divenuta pervasiva nella vita di tutti i giorni e quanto possa essere dannosa per il pianeta ma anche per la nostra salute.

Ora una nuova ricerca commissionata da una testata giornalistica americana e portata avanti da ricercatori del Dipartimento di Geologia e Scienze Ambientali della Fredonia State University dello Stato di New York negli USA, ha analizzato l’acqua minerale proveniente da 250 bottiglie da nove stati differenti, alla ricerca di contaminazione da particelle di plastica nell’acqua stessa.

Il risultato? Mediamente in tutte le bottiglie analizzate, è stata trovata una concentrazione pari a 10 particelle di plastica larghe quanto un capello umano, per litro di acqua analizzata.

“Non si tratta di accusare una particolare marca;” – scrive Sherri Mason, professore di chimica alla Fredonia University e primo autore dello studio – “mostra piuttosto come ovunque la plastica sia diventata un materiale così pervasivo nella nostra società, che pervade anche l’acqua che beviamo e tutti questi prodotti che consumiamo ad un livello molto basilare quotidianamente”.

Sottolineano inoltre l’assenza di qualsiasi regolamento sulle microplastiche e la mancanza di metodi standardizzati di test per la loro presenza.

Questo non solo nelle acque minerali che beviamo, ma micro-particelle di plastica sono anche state trovate in campioni di acqua del rubinetto mentre altri ricercatori li hanno individuati nei frutti di mare, nella birra, nel sale marino e persino nell’aria.

“Abbiamo trovato circa il doppio delle particelle di plastica (>100 um) nell’acqua in bottiglia rispetto all’acqua di rubinetto” – concludono i ricercatori – “in media (10,4 contro 5,45 particelle per litro). Mentre le fibre costituivano il 97% delle microplastiche nello studio dell’acqua del rubinetto, hanno composto solo il 13% delle particelle nell’acqua in bottiglia e i frammenti erano la morfologia delle particelle più comune (65%) nell’acqua in bottiglia indicando una differente fonte principale del particolato microplastico. I dati sembrano suggerire che almeno una parte della contaminazione plastica potrebbe provenire dal processo industriale di imbottigliamento dell’acqua stessa. Poichè il polipropilene è stato il polimero più comune trovato nelle acque in bottiglia, i frammenti potrebbero originare dal tappo, entrando nell’acqua attraverso il semplice atto di aprire la bottiglia. Delle 259 bottiglie totali analizzate, il 93% ha mostrato segni di microplastiche”.

Oltrettutto mancano dati certi sulla pericolosità dell’accumulo di queste microplastiche nel nostro organismo. Nonostante gli sforzi fatti, più o meno apparenti, la plastica sta diventando sempre più un problema per la nostra società.

Articolo originale: SYNTHETIC POLYMER CONTAMINATION IN BOTTLED WATER.

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