Possibile efficacia terapeutica di estratti di Ginkgo biloba nell’Alzheimer.

Fin dai primi casi clinici descritti più di 100 anni fa da, la malattia di Alzheimer (AD) è stata caratterizzata da neuro-degenerazione e dalla presenza di alterazioni istopatologiche (placche extracellulari di amiloide e grovigli intracellulari iperfosforilati di proteina-tau), associati clinicamente a deficit cognitivi gravi spesso accompagnati da sintomi neuropsichiatrici.

Le placche di beta-amiloide, sono state per lungo periodo viste come la principale causa dei sintomi della malattia e la rimozione di queste attraverso specifici farmaci come la principale strategia terapeutica. Tuttavia, più di recente, sono state studiate caratteristiche della malattia più strettamente correlate ai sintomi quali ad esempio i deficit sinaptici e la loro relazione con disordini mitocondriali e la disfunzione mitocondriale nella Malattia di Alzheimer Familiare (FAD) e nell’Alzheimer nell’anziano (LOAD) è stata proposta sempre più come una componente fondamentale della malattia.

Molti studi negli anni scorsi hanno riportato il Ginkgo biloba essere efficace contro la demenza, la perdita di memoria e nel contrastare i disturbi cognitivi nei pazienti anziani affetti da demenza senile anche se negli anni passati alcuni studi hanno mostrato risultati contrastanti per la Malattia di Alzheimer.

Il Ginkgo biloba è una tra le più antiche specie di alberi viventi, unica specie ancora sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae, dell’intero ordine Ginkgoales, ed è da sempre considerata tra i popoli nativi una pianta dalle molte proprietà salutari tra cui la capacità di avere effetti benefici sulla funzione cerebrale come risulta da molti studi che hanno utilizzato estratti contenenti elevate concentrazioni di principi attivi, come in particolare quelli denominati “EGb-761” che sembrano mostrare efficacia nel trattamento di un’ampia varietà di condizioni patologiche; contiene molti principi attivi come flavonoidi, bioflavonoidi, catechine e terpeni con azione antiossidante e di prevenzione dell’invecchiamento cellulare, oltre che altre.

“Le proprietà farmacologiche di questi estratti testati sulla funzione neuronale e sinaptica, sulla plasticità neuronale e sulle funzioni cognitive, come l’apprendimento e memoria, considerate come le principali conseguenze funzionali di disfunzione mitocondriale nel cervello, sono definitivamente in linea con l’ipotesi della cascata mitocondriale (ovvero quella teoria secondo la quale la disfunzione mitocondriale è un’importante meccanismo patogenetico comune per l’intero spettro dei disturbi della memoria associati all’età, dai sintomi cognitivi negli anziani fino al decadimento cognitivo lieve e alla demenza nell’Alzheimer), e questi estratti” – concludono i ricercatori – “sembrano essere in grado di attenuare i sintomi della malattia e efficaci nel trattamento dei deficit cognitivi sull’intero spettro dei disturbi della memoria associati all’età”.

In particolare questi estratti da Ginkgo biloba, mostrano secondo molti studi, una certa efficacia clinica nel trattamento dei deficit cognitivi sull’intero spettro dei disturbi della memoria associati all’età compresa la Malattia di Alzheimer, potendo rappresentare un importante approccio farmacologico anche per lo sviluppo di nuovi farmaci. Tuttavia non sono ancora ben chiari i precisi meccanismi di questa azione e ulteriori studi sono necessari per valutarne la reale efficacia terapeutica.

Articolo originale:

Therapeutic efficacy of the Ginkgo special extract EGb761® within the framework of the mitochondrial cascade hypothesis of Alzheimer’s disease. The World Journal of Biological Psychiatry, 2017 May 2:1-17.

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