Cibi pronti e ultra-processati: nuovo studio conferma un aumentato rischio di tumori.

Negli ultimi decenni, l’alimentazione in molti paesi si è progressivamente spostata verso un forte aumento del consumo di alimenti pronti, processati e ultra-elaborati. Dopo aver subito molteplici processi fisici, biologici e chimici, questi prodotti alimentari vengono considerati microbiologicamente sicuri, economicamente convenienti e altamente appetibili e accessibili.

Vari sondaggi (in Europa, Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e Brasile) hanno valutato che questi prodotti alimentari ultra-processati contribuiscono a tra il 25% e il 50% dell’assunzione totale giornaliera di energia. Questa tendenza alimentare è oramai considerata preoccupante da parte di molti studiosi e merita di essere ulteriormente indagata. Diverse caratteristiche degli alimenti ultra-processati possono essere infatti implicati nel causare malattie, particolarmente il cancro, ma non solo.

Un nuovo studio realizzato dal Dipartimento di Nutrizione della “School of Public Health” dell’Università di San Paolo in Brasile, in collaborazione con l’Università Sorbona di Parigi e altri centri universitari francesi e pubblicato a gennaio 2018 sul British medica Journal, sembra confermare questi rischi.

“In primo luogo” – scrivono i ricercatori – “i cibi ultra-elaborati hanno spesso un contenuto più elevato di grassi totali, grassi saturi, e zuccheri e sale aggiunti, insieme a un più basso contenuto di fibra e minore densità vitaminica; inoltre contaminanti neo-formati, alcuni dei quali hanno proprietà cancerogene (come l’acrilammide, le ammine eterocicliche e gli idrocarburi aromatici policiclici) sono presenti nei prodotti alimentari termotrattati a seguito della reazione di Maillard”.

“In secondo luogo, le confezioni di questi alimenti ultra-elaborati possono contenere alcuni materiali a contatto diretto con gli alimenti stessi, per i quali sono state ipotizzate proprietà cancerogene, come ad esempio il bisfenolo A. Infine, alimenti ultra-trattati contengono additivi alimentari autorizzati ma tuttora controversi, come il nitrito di sodio per la carne lavorata o il biossido di titanio (pigmento bianco alimentare), per il quale è stata suggerita la cancerogenicità in modelli animali o cellulari”.

Fino al 1 ° gennaio 2017, sono stati inclusi nello studio 104.980 partecipanti, tutti senza tumori al momento dell’arruolamento nello studio e per ciascuno partecipante, hanno calcolato la proporzione (percentuale g./giorno) di alimenti ultra-elaborati nella dieta totale, tenendo conto anche di quei alimenti trasformati che non fornire energia (in particolare bevande artificialmente zuccherate) e fattori non nutrizionali relativi alla trasformazione degli alimenti (ad esempio contaminanti neo-formati, additivi alimentari e alterazioni alla struttura dei cibi crudi).

Dopo che sono stati analizzati i dati ottenuti, i ricercatori hanno trovato come in questa grande coorte prospettica di più di 100.000 soggetti, un aumento del 10% nella proporzione di alimenti ultra-elaborati nella dieta era associato a un aumento significativo del 12% del rischio globale di cancro e, in particolare, dell’11% del rischio di cancro alla mammella.

Già alcuni studi hanno precedentemente suggerito che gli alimenti ultra-elaborati contribuiscano ad aumentare il rischio di disturbi cardio-metabolici, come obesità, ipertensione e dislipidemia, ma questo è il primo studio epidemiologico prospettico ad avere valutato l’associazione tra l’industria alimentare e il rischio di cancro.

Se verranno confermati anche da setting di ricerca e gruppi di popolazione diversi – concludono i ricercatori – questi risultati indicano che il rapido aumento del consumo di cibi ultra-processati causerà l’aumento del numero dei pazienti di cancro nei prossimi decenni“.

Articolo originale: Consumption of ultra-processed foods and cancer risk: results from NutriNet-Santé prospective cohort. BMJ 2018;360:k322.

  • 5
    Shares