Diabete tipo II reversibile con dieta ipocalorica e controllo del peso. Nuove evidenze scientifiche

Recentemente, sempre più numerosi nuovi studi sembrano dimostrare come il diabete di tipo II possa essere considerato reversibile, fatto in contrasto con la considerazione attuale di una patologia irreversibile cronica.

Il diabete di tipo II ha oggigiorno raggiunto proporzioni epidemiche, e colpisce il 9,2% della popolazione degli Stati Uniti e al costo per il paese  di 322 miliardi di dollari nel solo 2012. Anche il costo per le persone colpite, in termini di problemi alla vista, amputazioni e patologie cardiovascolari premature ed invalidanti è enorme; la progressione della malattia è apparsa oltre ogni dubbio inevitabile, come hanno confermato  grandi studi di popolazione e l’esperienza clinica che pare indicare come i livelli di glucosio peggiorino inesorabilmente nel tempo. Alla diagnosi, ai pazienti veniva dato l’input di dover accettare il diabete come una malattia per tutta la vita.

Ora studi clinici recenti, sembrano indicare come il ripristino della normale sensibilità al glucosio si possibile in aggiunta al raggiungimento di un controllo del peso. Anche se spesso questa situazione è stata più comunemente osservata dopo chirurgia bariatrica, inversione del diabete sembra essere possibile dopo una qualunque brusca diminuzione dell’apporto calorico. Alcuni studi mostrano come il glucosio plasmatico a digiuno diventi normale in pochi giorni con un regime a contenuto calorico estremamente basso (VLCD) a causa di una rapida diminuzione del grasso nel fegato e al ripristino di una normale sensibilità epatica all’insulina e con una funzionalità delle cellule beta ripristinata in toto o in parte nel giro di 8 settimane.

“Se la dimostrazione della normalizzazione della sensibilità epatica all’insulina e della funzione delle cellule beta” – commentano gli autori di uno studio pubblicato su “Diabetes Research” da un gruppo di ricercatori delle Università di Newcastle e Glasgow lo scorso anno – “venisse mantenuta anche nel lungo periodo questo potrebbe cambiare l’intero approccio alla gestione di tipo 2”.

Anche un’editoriale di settembre di quest’anno apparso sul British Medical Journal invitava medici e pazienti a non considerare più il diabete di tipo 2 come una malattia cronica e irreversibile, ricordando appunto che una consistente perdita di peso, mantenuta nel tempo, possa far regredire la malattia.

“Abbiamo dimostrato” – scrivono i ricercatori – “che nel 40% degli partecipanti al nostro studio che hanno risposto ad un regime dietetico ad intake calorico molto basso (VLCD), raggiungendo livelli di glucosio plasmatico a digiuno, < 7 mmol/L, la remissione del diabete di tipo II è durata per almeno 6 mesi. La perdita di peso ha portato alla normalizzazione dei contenuti di grassi nel fegato e della sensibilità all’insulina in entrambi i gruppi di studio responder e non responders.”

“Il diabete di tipo II ” – aggiungono gli studiosi – “ora può essere inteso come a sindrome metabolica potenzialmente reversibile con una sostanziale perdita di peso, e questo è un importante cambio del paradigma terapeutico. Non tutto le persone con diabete di tipo II saranno disponibili ad apportare tutte le modifiche necessarie, ma per quelli che lo faranno, la “salute metabolica” potrebbe essere riguadagnato e sostenuto in poco meno della metà dei soggetti. Queste osservazioni portano a profondo implicazioni per la salute delle persone e per l’economia dell’assistenza sanitaria futura”.

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