Secondo avviso all’umanità sul riscaldamento globale. Quasi nulla è stato fatto!

Esattamente 25 anni fa, un insieme di 1700 scienziati indipendenti di tutto il mondo, compresi i principali premi Nobel viventi laureati in scienze, scrissero il documento “1992 Avviso all’umanità dagli scienziati di tutto il mondo” per evidenziare il problema del riscaldamento globale.

Nel documento di 25 anni fa, avevano invitato l’umanità a limitare la distruzione dell’ambientale e avvertito che “era necessario un grande cambiamento nella nostra gestione della Terra e della vita su di essa, se si vuole evitare una grande catastrofe umana“. Nel loro documento hanno mostrato come gli esseri umani fossero in conflitto con il mondo naturale ed espresso forti preoccupazione per i danni imminenti o potenziali sul pianeta Terra quali l’esaurimento dell’ozono, la ridotta disponibilità di acqua dolce, la distruzione progressiva della vita marine e delle foreste, la riduzione della biodiversità e i cambiamenti climatici causati dalla continua crescita della popolazione umana. Essi avevano allora proclamato che erano necessari cambiamenti fondamentali per evitare le conseguenze a cui questo sfruttamento delle risorse naturali porterà.

Nel 25° anniversario del loro primo avviso, ora sono tornati per rilanciare l’allarme e per valutare la risposta data dall’umanità a queste problematiche ambientali. “In questi 25 anni, ad eccezione degli sforzi fatti per contrastare il buco dell’ozono” – riferiscono gli scienziati – “non è stato fatto alcun progresso significativo per risolvere queste sfide ambientali ed anzi la situazione riguardo a molte di quelle problematiche è addirittura peggiorata. In particolare preoccupa non poco gli scienziati l’andamento dei cambiamenti climatici dovuti alla combustione dei combustibili fossili che stanno producendo cambiamenti potenzialmente catastrofici, dovuti alle emissioni di GHG dai combustibili fossili (Hansen et al., 2013), dalla deforestazione (Keenan et al., 2015) e dalla produzione agricola soprattutto come conseguenza dell’allevamento di bestiame per uso alimentare (Ripple et al. 2014).

L’umanità sta ora ha ricevendo un secondo preoccupato avviso. “Stiamo mettere in pericolo il nostro futuro senza modificare il nostro consumo intenso delle risorse ambientali, e continuiamo a non percepire la continua crescita rapida della popolazione come una causa primaria dietro molte minacce ecologiche e anche sociali (Crist ed altri 2017). Non riuscendo a limitare adeguatamente la crescita della popolazione, riesaminare il ruolo di un’economia radicata nella crescita, ridurre i gas a effetto serra, incentivare le energie rinnovabili, proteggere l’habitat, ripristinare gli ecosistemi e limitare l’inquinamento, l’umanità non prende con urgenza passi necessari per salvaguardare la nostra biosfera” hanno tuonato gli scienziati.

Va notato come in questi 25 anni si è assistito ad una riduzione del 26% dell’acqua disponibile per ciascuna persona, ad un aumento delle zone morte negli oceani del 75% e sono nel contempo andati perduti circa 121 milioni di ettari di zone boschive convertite principalmente all’agricoltura in massima parte come conseguenza dell’allevamento di bestiame per uso alimentare, con un continuo aumento delle emissioni di carbonio in atmosfera e delle temperature a livello globale.

Riferimenti bibliografici:

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