Diabete tipo 2. Le statine aumentano il rischio del 36%

Secondo un nuovo studio pubblicato a ottobre 2017 sul “BMJ Open Diabetes Research and Care”, l’assunzione di statine quali farmaci ipo-colesterolizzanti aumenterebbe in maniera assolutamente significativa, del 36%, il rischio di sviluppo di diabete tipo II.

In effetti verrebbe da pensare, e sospettare come fino che la medicina pretende di curare queste patologie continuando ad immettere nuovi farmaci sul mercato senza realmente promuovere stili di vita che potrebbero addirittura evitare in massima parte queste patologie, difficile pensare ad una reale “cura” delle malattie. Già altre ricerche avevano nel recente passato evidenziato questo rischio, ma non in misura cosi importante come segnalato in questo nuovo studio apparso sul BMJ.

Crandall e colleghi del programma di prevenzione del Diabete, hanno osservato 3234 pazienti in sovrappeso o obesi per mettere a confronto gli effetti dell’assunzione di ipoglicemizzanti, del placebo e delle modifiche allo stile di vita, sul rischio di sviluppare diabete di tipo II. L’incidenza di diabete tra questi soggetti è stata valutata annualmente mediante un test di carico orale di glucosio di 75 gr e con un metodo meno invasivo ogni sei mesi per tutti i 10 anni di osservazione.

Dopo 10 anni, lo studio ha evidenziato come l’uso di statine per il controllo dei livelli di lipidi ematici, era associato con un rischio nettamente maggiore di insorgenza di diabete di tipo II. Il rischio è risultato statisticamente maggiore con le statine, rispetto a tutti gli altri gruppi di trattamento quali placebo o modifiche agli stili di vita. Questo maggiore rischio, inoltre, sembra proprio più evidente in quei pazienti già a maggiore rischio di sviluppo di diabete, andando ad aggravare pesantemente questa situazione. Il rischio di sviluppare il diabete, inoltre, non sarebbe stato diverso sulla base della potenze della statina utilizzata.

In realtà, l’uso di farmaci ipocolesterolemizzanti, sembrerebbe legato ad un maggiore e più rapido deterioramento della normale secrezione di insulina. Inoltre i pazienti trattati con statine, sarebbero apparsi maggiormente resistenti ai benefici degli altri interventi del programma di prevenzione del diabete. Come dire, non solo le statine sembrerebbero aggravare fortemente il rischio di diabete tipo II in soggetti peraltro già ad alto rischio, ma addirittura ridurrebbero l’efficacia benefica di tutti gli altri interventi di prevenzione, quali le modifiche allo stile di vita.

Precisa lo stesso Crandall nel suo studio – “come sempre, dovrebbero essere valutati i pro e i contro di una terapia”.
Inoltre sottolinea un altro ricercatore, Jawahar Mehta, dell’Università dell’Arkansas di Little Rock, dello stesso gruppo di studio, – “il diabete indotto da statine potrebbe non essere reversibile e non sappiamo come gestire questa criticità. Sicuramente agli individui a basso e ridotto rischio, non dovrebbero essere somministrate statine di routine”.

Credo che tutto questo – aggiungo io – dovrebbe veramente fare riflettere sulla reale efficacia e rischi di molte terapie attuali utilizzate dalla scienza medica moderna e sugli interessi delle grandi multinazionali del farmaco versus le reali necessità terapeutiche.

Articolo originale: Statin use and risk of developing diabetes: results from the Diabetes Prevention Program.

Articolo PDF full text BMJ

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