Vitamina D; quando troppa fa male.

La Vitamina D fa parte di un gruppo di ormoni liposolubili tra cui le forme in cui più facilmente la troviamo in campo biologico sono la Vit. D2 e D3, entrambe con attività biologica molto simile. La vitamina D può essere ottenuta con l’assunzione attraverso gli alimenti, o prodotta dall’organismo a livello cutaneo per esposizione alla radiazione solare, con conseguente trasformazione nella forma attiva, il calcitriolo. Favorisce la deposizione del calcio nelle ossa.

Negli ultimi anni si è spesso sostenuto che assumessimo troppo poca vitamina D e pertanto si sono largamente usati integratori a base di vitamina D, anche a dosaggio elevato. Negli Stati Uniti, tra il 2008 e il 2009 le vendite di vitamina D sono aumentate dell’82 per cento, raggiungendo un giro d’affari di 430 milioni di dollari. “Tutti sperano che la vitamina D sia una sorta di panacea”, ha commentato Dennis Black, docente di Epidemiologia alla University of California, a San Francisco.

Negli ultimi anni, alcuni studi, hanno iniziato ad ipotizzare che quasi tutti noi abbiamo quantità adeguate di vitamina D nell’organismo, fornite sia dall’alimentazione sia dall’esposizione al sole. Il professor J. Christopher Gallagher del “Bone Metabolism Unit, Division of Endocrinology” della, Creighton University School of Medicine in Nebraska, sostiene in un recente studio che “per la maggior parte delle persone assumere più calcio e vitamina D non sarebbe affatto indicato”.

Come riferisce nel suo studio il Prof. Galalgher, – “l’interesse per le terapie mediche a base di vitamina D ha portato ad intraprendere numerosi studi e trials clinici. Negli ultimi 5 anni studi sull’effetto di boli somministrati di vitamina D hanno prodotto risultati alquanto sorprendenti. Mentre l’utilizzo di somministrazioni giornaliere orali di vitamina D hanno prodotto effetti inconsistenti, boli di vitamina D somministrati annualmente (alla dose di 300.000 UI), o mensilmente (a dosi comprese fra 24.000 e 60.000 UI), equivalenti ad una dose media giornaliera tra 800 e 2000 UI, hanno mostrato aumentare il numero di cadute e di fratture ossee associate a livelli plasmatici di vitamina D superiori a 40-45 ng/ml. Ora gli studiosi ammettono: “Credevamo che più fosse meglio. Ora questo rapporto renderà tutti più prudenti”.

Articolo originale: Vitamin D and falls — the dosage conundrum. Nature Reviews Endocrinology 12, 680–684(2016).