Come i ritmi circadiani influenzano la nostra flora intestinale e la nostra salute

Sempre maggiori studi evidenziano l’importanza della flora batterica intestinale (per meglio dire il microbiota intestinale) per la nostra salute.

Ricerche recenti tuttavia si spingono ancora oltre. L’intestino viene da molti considerato il fulcro e il simbolo del benessere: salute, malattia e invecchiamento sembrano essere in stretta relazione con il suo stato. L’epitelio intestinale rappresenta la più ampia interfaccia dell’intero organismo con il mondo esterno ed è dotato di potenti e sofisticati meccanismi per facilitare l’assorbimento di nutrienti e bloccare l’ingresso di sostanze potenzialmente nocive. Fondamentale risulta essere l’integrità dell’epitelio intestinale per mantenere una condizione di salute.

Ma non sembra finire qui. L’intestino, con la sua flora batterica, viene da un numero sempre maggiore di studi, considerato una sorta di secondo cervello, un cervello viscerale in collegamento col cervello vero e proprio, attraverso l’asse cervello – intestino – pelle. Anche la pelle infatti possiede un suo microbiota cutaneo.

Recentemente al Congresso dell’Accademia Europea di Neurologia di fine maggio 2017, diversi scienziati hanno parlato dei meccanismi con cui i microrganismi intestinali potrebbero influenzare il sistema nervoso. E in certi casi forse favorire anche l’insorgenza di alcune patologie neurodegenerative.

Recentemente è stata infatti fatta l’ipotesi di un asse intestino-cervello (gut-brain axis), una complessa via di comunicazione che collega i segnali provenienti dall’apparato gastro-intestinale a quelli del sistema nervoso, e che coinvolgerebbe in buona parte anche il microbiota intestinale. Comunicazione che avverrebbe attraverso diverse strade: dalle interazioni con nervo vago, con il sistema nervoso enterico a quelle con il sistema immunitario o attraverso gli effetti diretti di alcuni metaboliti del microbiota.

A sostegno di questa tesi vi sono diversi studi che hanno confrontato il comportamento di alcuni animali (topi o ratti) germ-free (senza essere colonizzati dai microrganismi) con quello di roditori normali; alterazioni del microbiota intestinale potrebbero contribuire anche all’insorgenza di patologie neurologiche e neurodegenerative. Come ha evidenziato nei suoi studi John F. Cryan dell’University College di Cork, Irlanda, quando si osserva il cervello di topi germ-free, alcune regioni, come la corteccia prefrontale, mostrano un aumento dell’espressione dei geni legati processi di mielinizzazione rispetto ai topi controlli. Aumento che però scompare presto se viene ristabilita la flora intestinale nei topi.

I ritmi circadiani dell’asse cervello – intestino – pelle sarebbero quindi connessioni importanti tra tre organi essenziali per la salute dell’uomo e può avere effetti importanti sullo stato di salute dell’organismo e determinare patologie come obesità, malattie metaboliche, diabete, malattie della pelle, malattie neuro-degenerative, ecc. Anche se cambia il ritmo del sonno, e si modifica il microbiota intestinale, la pelle si ammala, la pellicola di protezione batterica cutanea (il microbiota cutaneo) non difende più e batteri patogeni possono insediarsi nell’organismo.

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