Intolleranza al glutine. L’importanza del danno all’epitelio intestinale nell’attivazione del sistema immunitario.

Il glutine ed alcune altre proteine del grano, come noto, possono provocare la celiachia, una patologia intestinale autoimmune, in persone con una specifica suscettibilità genetica a queste proteine. Come  è noto, la celiachia è una patologia autoimmune su una componente genetica, ambientale ed immunologica, caratterizzata da una risposta autoimmune all’ingestione del glutine del grano, con conseguente infiammazione intestinale, atrofia dei villi ed iperplasia delle cripte intestinali dell’intestino tenue.

Tuttavia sempre più frequentemente, soggetti non affetti da celiachia, sperimentano una vasta gamma di sintomi, in risposta all’assunzione di glutine, senza che siano presenti le evidenze istologiche e sierologiche tipiche del morbo celiaco. L’eziologia e i meccanismi che portano allo sviluppo di questi sintomi, in assenza di una diagnosi di morbo celiaco, sono tuttora sconosciuti e non è stato identificato alcun bio-marcatore utile anche se sembra essere sempre più scontato dipenda da una sorta di danno all’epitelio intestinale, di tipo non celiaco, con aumentata permeabilità anche microbica. Questa condizione è spesso associata con sintomi gastrointestinali quali sanguinamento, dolore addominale e diarrea, in aggiunti ad altri sintomi gastrointestinali quali affaticamento, cefalea, ansia e difficoltà di concentrazione.

Uno studio pubblicato lo scorso giugno sul British Medical Journal, ha indagato il danno alla mucosa intestinale, come possibile causa di attivazione immunitaria sistemica in questi soggetti.

Questo studio ha preso in considerazione 80 individui con intolleranza al glutine; tutti hanno riportato sintomi intestinali o extra-intestinali, dopo assunzione di alimenti contenenti glutine. In tutti i casi considerati i sintomi miglioravano o scomparivano completamente dopo che questi cibi erano stato rimossi dalla dieta nei 6 mesi precedenti.

Nei soggetti che presentavano questi sintomi, pur non essendo celiaci, anticorpi IgG, IgA e IgM diretti contro la gliadina erano significativamente più altri rispetto al gruppo di controllo ma significativamente più bassi rispetto ai soggetti celiaci.

Anche i livelli ematici di una specifica proteina (FABP2), utilizzata come markers di danno cellulare all’epitelio intestinale,è risultata significativamente più elevata nei soggetti con questo disturbo e correlava positivamente con la risposta immune a prodotti microbici. Nei soggetti che hanno escluso gli alimenti contenenti glutine dalla dieta vi è stata una significativa normalizzazione sia dei markers di attivazione immunitaria sia dei livelli della proteina FABP2.

Questi dati evidenziano la presenza di uno stato di attivazione immunitaria sistemica, generalizzata e persistente, associata ad una compromissione dell’effetto barriere intestinale con conseguente traslocazione microbica nei soggetti affetti da intolleranza al glutine in assenza di patologia celiaca.

Come sottolineato dagli autori, “ulteriori studi sono necessari per l’identificazione del meccanismo responsabile del danno all’epitelio intestinale, e ricercare possibili terapie per il danno epiteliale e l’attivazione immunitaria negli individui coinvolti”.

Ancora una volta quindi, viene chiamato in causa l’effetto barriera della mucosa intestinale la cui perdita di integrità sembra sempre più evidente possa portare all’insorgenza di una vasta serie di patologie.

Vedi articolo originale: Intestinal cell damage and systemic immune activation in individuals reporting sensitivity to wheat in the absence of coeliac disease.