Uno studio della Stanford University “trova” i neuroni che collegano respirazione e meditazione

Una respirazione lenta, ritmicamente controllata è utilizzata da millenni in molte culture per ottenere uno stato di rilassamento e di calma. Tuttavia le basi fisiologiche neurali di questo effetto che collega la respirazione con una particolare attività cerebrale sono sconosciute.

Nonostante questo, l’esistenza di strette connessioni tra la respirazione e le aree cerebrali che presiedono alle funzioni cerebrali superiori è ben nota e ampiamente testimoniata, per esempio, dagli studi sugli effetti della meditazione, che ha uno dei suoi cardini proprio nel controllo della respirazione mediante tecniche appropriate.

Ora uno studio effettuato sui topi da un gruppo di ricercatori della Stanford University, ho trovato un piccolo gruppo di circa 175 neuroni residenti nel complesso di pre-Bötzinger nel tronco encefalico, un articolato gruppo di 3000 neuroni circa la cui attività ritmica avvia i movimenti respiratori. Questi neuroni inviano delle proiezioni direttamente a un’area del cervello, il locus coeruleus, che ha un ruolo chiave nello stato di vigilanza in generale, nella focalizzazione dell’attenzione, e nelle risposte allo stress.

Dopo aver inattivato questi neuroni in alcuni topi, i ricercatori hanno constatato che la loro respirazione era rimasta perfettamente normale, ma che gli animali rimanevano insolitamente tranquilli anche se erano sottoposti a stimoli che normalmente inducono una risposta di stress.

Questo minuscolo gruppo di neuroni situato nella parte del tronco encefalico che controlla la respirazione comunica direttamente con una struttura cerebrale coinvolta nelle risposte allo stress e potrebbe indicare le basi fisiologiche degli effetti calmanti della meditazione ed avere ricadute sullo sviluppo di farmaci contro gli attacchi di panico e altri disturbi.

Articolo originale: Breathing control center neurons that promote arousal in mice.

Studi precedenti avevano dimostrato come anche il sistema nervoso autonomo e il sistema immunitario possono essere influenzati con una semplice tecnica di respirazione e meditazione, che riduce la produzione delle sostanze che stimolano i processi infiammatori e aumenta quella delle sostanze antinfiammatorie.

A dimostrare questa possibilità – potenzialmente di aiuto ai pazienti affetti da patologie associate a stati infiammatori persistenti o da malattie autoimmuni – è stato uno studio condotto da ricercatori della Radboud University a Nijmegen, nei Paesi Bassi; la ricerca di Matthijs Kox e colleghi ha preso spunto dallo studio su un loro connazionale, Wim Hof, che detiene diversi record mondiali di resistenza al freddo. Applicando una tecnica di respirazione e meditazione da lui sviluppata, Hof è in grado di mantenere normale la propria temperatura corporea anche dopo un lungo periodo di immersione senza vestiti in una vasca di ghiaccio, un tempo normalmente sufficiente a indurre un’ipotermia mortale. In quello studio i ricercatori avevano scoperto come Hof riusciva ad alterare volontariamente l’attività del suo sistema nervoso simpatico, che a sua volta influiva sul sistema immunitario attraverso l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.

Questi risultati dimostrano come anche la risposta immune possa essere influenzata volontariamente in modo non farmacologico attraverso il sistema nervoso autonomo e suggeriscono anche la possibilità di usare questa tecnica come terapia di supporto a malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide e le malattie infiammatorie intestinali, diminuendo così il ricorso ai farmaci.

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Articolo originale: Voluntary activation of the sympathetic nervous system and attenuation of the innate immune response in humans.