Trappist-1: ad oggi il miglior candidato sul quale cercare la vita.

esopianeti

Visione artistica di un pianeta extra-solare, visto dalla sua luna.

Gli esopianeti, o pianeti extrasolari, sono pianeti non appartenenti al nostro sistema solare, bensì orbitanti intorno ad altre stelle. L’interesse scientifico sugli esopianeti è andato aumentando sempre più a partire dal 1992, l’anno in cui è stata confermata la scoperta del primo pianeta extrasolare. Inizialmente il ritmo delle scoperte è stato molto lento, ma negli ultimi anni è andato via via aumentando, passando dai 20 pianeti scoperti nel 2000, ai 189 del 2011, ai quasi 2000 del 2015; attualmente 2950 confermati. (Lista completa su Exoplanet.org).

Questi pianeti, sono molto più piccoli rispetto alla dimensione delle loro rispettive stelle (i loro Soli), pertanto per noi sarebbe praticamente impossibile poterli vedere direttamente, anche con i più potenti telescopi in quanto troppo lontani e “oscurati” dalla luce della loro stella. I metodi di individuazione più performanti, sono quindi per ora quasi tutti metodi indiretti, grazie ai quali, noi non siamo in grado di vedere realmente l’esopianeta, ma possiamo ipotizzarne la presenza e capire alcuni suoi parametri, in base alle alterazioni che questi provoca ad esempio alla luminosità o ad altre caratteristiche fisiche della sua stella di appartenenza . Per il futuro, sono in programma numerose missioni spaziali per migliorare le tecniche di individuazione dei pianeti extrasolari anche grazie a telescopi orbitanti.

Trai vari pianeti extrasolari individuati quelli intorno alla stella Trappist-1, scoperti recentemente utilizzando il metodo dei transiti, potrebbero essere i più promettenti tra quelli fino ad ora scoperti nella ricerca della vita al di fuori del nostro sistema solare.

In particolare, alcuni dei 7 pianeti orbitanti intorno a questa stella, potrebbero realmente essere abitabili in quanto pianeti rocciosi (non gassosi come ad esempio il nostro Giove) e con una temperatura alla superficie che sarebbe nel range che consideriamo abitabile, almeno secondo i nostri canoni.

La simulazione delle loro caratteristiche e’ stata condotta utilizzando il supercomputer Pleiades, che si trova nel centro di ricerca Ames della Nasa. Per determinare la composizione dei 7 pianeti, dalle dimensioni simili alla Terra, i ricercatori hanno confrontato i loro dati relativi a massa, raggio e densita’ con quelli della Terra.

Comparando la densità della Terra (che è fatta per la maggior parte da minerali) ai pianeti di Trappist-1 (circa 40 anni luce da noi), Billy Quarles dell’Università dell’Oklahoma, è in grado di determinare come sono composte queste “terre” fornendo informazioni sia sulla loro composizione sia sulla loro potenziale abitabilità. Il giovane ricercatore ha concluso che sei dei sette pianeti sono di tipo terrestre (cioè presentano una composizione rocciosa simile alla Terra). L’eccezione sarebbe Trappist-1f, che per il 25% è composto d’acqua ma che tuttavia non sarebbe in grado di ospitare forme di vita a causa dell’enorme pressione e della temperatura molto elevata. Dalle simulazioni effettuate è invece emerso che Trappist-1e (cioè il pianeta centrale) possa essere il miglior candidato per studi futuri sull’abitabilità di questo sistema solare.

Articolo originale: Plausible Compositions of the Seven TRAPPIST-1 Planets Using Long-term Dynamical Simulations. Billy Quarles, Elisa V. Quintana, Eric D. Lopez, Joshua E. Schlieder, Thomas Barclay pubbicato sulla rivista The Astrophysical Journal Letters