Malattie autoimmuni e flora batterica intestinale: potrebbe esserci un collegamento.

microbiotaNegli esseri umani si trovano tra le centinaia e le decine di migliaia di specie differenti di microorganismi, i più numerosi dei quali sono batteri, ma anche in misura inferiore miceti e virus. Il “microbiota” umano, cosi viene scientificamente definita la flora batterica intestinale, si sviluppa nel corso dei primi giorni di vita e sopravvive, salvo in caso di malattie, sorprendentemente a lungo.

In passato la flora batterica intestinale, è stata considerata principalmente solo come correlata alla fermentazione a livello intestinale e alla produzione di alcuni composti utili sempre a livello intestinale.

Più recentemente, alcuni studi scientifici, hanno iniziato a considerare altre funzioni del microbiota intestinale ed in particolare a valutare l’associazione fra una alterazione cronica della flora batterica intestinale ed uno stato di infiammazione sistemica cronica e, conseguentemente, l’insorgenza di malattie ad esempio malattie autoimmuni, quali artrite reumatoide, lupus eritematoso, sindrome di Sjogren e morbo di Chron.

Alla fine del 2016, due lavori pubblicati sulla rivista “Oral Disease”, hanno dimostrato che la disbiosi (alterazione) del microbiota e l’aumento di batteri specifici possono produrre metaboliti tossici ad azione infiammatoria della mucosa portando ad uno stato di infiammazione cronica dapprima intestinale e in seguito sistemica e di incremento della permeabilità intestinale (Leaky Gut Syndrome), con la produzione locale di linfociti e di citochine pro-infiammatorie che si riverserebbero nel circolo ematico aumentando il rischio di infiammazione in siti anatomici distanti, come le articolazioni o le ghiandole salivari, ma non solo.

Nella disbiosi intestinale, causata da una dieta sbilanciata, dall’uso inappropriato ed eccessivo di antibiotici, dallo stress psicologico e fisico, avvengono alterazioni nel metabolismo batterico, così come la sovracrescita di microrganismi potenzialmente patogeni; le cellule T infiammatorie, tipo Th1 e Th17 aumentano, e le cellule Treg, con funzione regolatoria, diminuiscono. La barriera intestinale danneggiata diventa permeabile e permette a cellule e molecole pro-infiammatorie di diffondere e raggiungere vari altri distretti.

E’ stato osservato ad esempio che in artrite reumatoide (colpisce le articolazioni), lupus eritematosus (a carico di organi, tessuti e articolazioni) e sindrome di Sjogren (organi, tessuti e ghiandole salivari e lacrimali), la disbiosi intestinale si esplica con una carenza di Bifidobatteri e un aumento di Prevotella; nel morbo di Crohn e la colite ulcerosa, sono stati individuati livelli elevati di Escherichia coli.

Questi ultimi studi tendono a confermare quanto si sospetta ormai da anni, ovvero che la flora batterica intestinale, ed in particolare la sua profonda e cronica alterazione causata da stili di vita ed alimentari profondamente errati, possa quantomeno facilitare l’insorgenza di molte malattie autoimmuni.

Articolo originale: The microbiome–systemic diseases connection.

Studi analoghi sono stati effettuati anche per verificare una possibile correlazione tra alterazione del microbiota intestinale ed autismo. In particolare è stata analizzata la composizione del microbiota in soggetti che soffrivano di disturbi gastrointestinali, un disagio molto frequente tra le persone affette da autismo. L’obiettivo era caratterizzare i microrganismi presenti, verificare se vi fossero delle diversità rispetto a soggetti sani e individuare eventuali marcatori. Questo tipo di studio analitico è fondamentale per capire se il microbiota intestinale ha un ruolo nello sviluppo della malattia e, in ultima analisi, comprendere l’influenza di fattori ambientali o alimentari”, spiega la ricercatrice.

Nei soggetti presi in esame, il profilo di cinque generi microbici e uno fungino, inclusi i coliformi, Clostridium e Candida, sono apparsi aumentati al crescere della gravità dei sintomi. E’ stata inoltre riscontrata la presenza di Escherichia coli, un batterio rivelatore di stati infiammatori. Sebbene non siano ancora arrivati a definire un ‘profilo’ di microbiota comune per l’autismo, queste informazioni sono preziose: nell’immediato consentiranno di individuare misure di intervento sull’alimentazione, integrando probiotici e prebiotici, tali da ridurre la sintomatologia gastrointestinale, spesso invalidante. In prospettiva, poi, aiuteranno a comprendere la relazione tra regime alimentare e malattia, permettendo di migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Articolo originale: New evidences on the altered gut microbiota in autism spectrum disorders.

Anche uno studio pubblicato sulla rivista “Arthritis and Rheumatology” da ricercatori della New York University nel 2015 ha indagato sulle differenze presenti nel microbioma intestinale di 16 malati di artrite psoariasica, 15 pazienti con sola psoriasi e 17 persone sane, arrivando a stabilire che chi soffre di psoriasi o artrite psoriasica ha livelli inferiori di alcuni batteri. Inoltre, nei pazienti con artrite si distinguono carenze specifiche, come quelle relative a alcuni tipi di microbi, ad esempio Ruminoccocus e Akkermansia. «Colonie microbiche presenti sulla superficie o nel corpo sono generalmente benigne o benefiche – spiega Jose Scher, reumatologo e autore principale della ricerca. Queste colonie, in dimensioni appropriate, sono in grado di svolgere una serie di funzioni utili e necessarie, come aiutare la digestione o proteggere il corpo dalla penetrazione dei microbi patogeni».

«Ruminoccocus e Akkermansia – prosegue Scher – proteggono la salute dell’intestino, che senza di loro può essere esposto a infiammazione. L’ipotesi che abbiamo formulato sulla base dei nostri risultati (che riguardano solo piccoli numeri di pazienti e vanno confermate) è quindi che lo squilibrio batterico che si crea nell’intestino favorisca prima uno stato infiammatorio a livello gastroenterico e poi più in generale interessi tutto l’organismo, andando a scatenare anche quello stato infiammatorio che poi causa psoriasi e artrite psoriasica. Ora dobbiamo avvalorare questa ipotesi e vogliamo anche vedere se rimpiazzando i batteri mancanti l’artrite psoriasica migliora o guarisce».

Articolo originale: Decreased Bacterial Diversity Characterizes the alterate Gut Microbiota in Patients With Psoriatic Arthritis, Resembling Dysbiosis in Inflammatory Bowel Disease.